Safer Internet Day 2017, chi scende in campo

06 feb 2017 - di Elisa



La vita sociale dei nostri figli in Rete ci preoccupa, è evidente.

Nel corso degli anni l'idea di una giornata dedicata alla sicurezza online (il Safer Internet Day, indetto per la prima volta nel 2004 nel contesto del progetto europeo SafeBorders) ha preso sempre più piede in molte parti del mondo, diventando momento ideale per approfondire e aggiornare le nostre conoscenze sui comportamenti in Rete soprattutto dei minori, non solo adolescenti ma anche bambini.

Particolarmente attente all'evolversi delle abitudini e delle problematiche che i ragazzi e i bambini vivono nel quotidiano, le organizzazioni che di minori si occupano colgono in questa giornata l'occasione per presentare a genitori ed educatori iniziative ad hoc, risultati di indagini, informazioni e strumenti utili per svolgere un'efficace azione educativa anche nel cyberspazio.

Manca consapevolezza sulle conseguenze delle proprie azioni online

Adulti e ragazzi vivono una vita sempre più social e sono sempre più connessi via smartphone (il 95% degli adulti e il 97% dei ragazzi ne possiede uno), ma sono quasi del tutto inconsapevoli delle conseguenze delle loro attività in rete: sanno che mentre navigano i loro dati vengono registrati anche se non sanno esattamente quali; se ne dicono preoccupati, ma hanno ormai interiorizzato l'idea che la loro cessione sia il giusto prezzo per essere presenti online e accedere ai servizi che interessano loro. Questo lo scenario che emerge dalla ricerca inedita di IPSOS per Save the Children su “Il consenso in ambiente digitale: percezione e consapevolezza tra i teen e gli adulti".

La ricerca rivela inoltre che vi è una scarsa cura della propria storia online sia per gli adulti che per i ragazzi: circa 9 su 10 non compiono azioni efficaci per proteggere la propria immagine online, come cancellare post passati, togliere il tag del proprio nome da una foto postata online o bloccare qualcuno su Facebook o Whatsapp.

Preoccupante anche l'atteggiamento di entrambi i gruppi riguardo la condivisione online di foto e video intimi e riservati: per la maggior parte se un contenuto di questo genere condiviso con qualcuno dilaga in Rete, la responsabilità è di chi lo diffonde, quasi che la condivisione (anche con una sola persona) sia una sorta di “consenso implicito” alla diffusione pubblica. La condivisione di tali contenuti risulta una pratica spesso accettata in virtù del “lo fanno tutti”, quasi a volte non si avessero valide alternative. 

La condivisione è del resto ritenuta fonte di attendibilità per le notizie: se la prudenza è d’uopo, per contro il 43% dei minori e il 37% degli adulti basano il proprio giudizio sulle condivisioni che una notizia riceve.

Il web? Non è un posto sicuro

Sono frutto di un’indagine condotta da Telefono Azzurro insieme a Doxa Kids i contenuti dell’ebook “Il Nostro Post(o) nella rete” (scaricabile in una prima versione sul sito azzurro.it). Si tratta di una guida operativa che si rivolge a genitori, insegnanti ed educatori, strutturata in due parti: una dedicata all'approfondimento di argomenti come cyberbullismo e hate speech, adescamento online, sexting ed espressione della sessualità nella rete, pornografia e uso del denaro online; l'altra completa dei riferimenti dei servizi a cui è possibile rivolgersi qualora ci si trovi a dover gestire una situazione problematica.

L'indagine riporta una realtà sociale preoccupante alla luce della costante crescita di utenti online under 13, le cui giornate sono caratterizzate da una frequente presenza fra le pagine e le chat dei principali social network. Circa la metà degli intervistati (609 minori tra i 12 e 18 anni) infatti ha paura di incontrare su Internet persone che non sono chi dicono di essere, mentre il 41% teme di essere contattato da estranei e di ricevere richieste sessuali da adulti o di essere molestati nelle app di gioco (il 36%). Il web in generale non viene percepito come un posto sicuro, ma terreno fertile di hate speech e contenuti offensivi, soprattutto che riguardavano l’orientamento sessuale. 

Tuttavia, tra i bambini e adolescenti, prevale una sottovalutazione dei rischi a lungo termine Il 12% pensa che il sexting non abbia conseguenze negative e in pochi conoscono l’impatto fortemente nocivo della pornografia sui più giovani, dal punto di vista neurale, cognitivo, sociale ed affettivo. Secondo il 17% i coetanei fanno “molto” uso di pornografia. Il 10% ammette di aver visitato con continuità siti pornografici, compresi i 12enni.

Il cyberbullismo e la 1° Giornata contro il bullismo a scuola

Per 8 ragazzi su 10 non è grave insultare, ridicolizzare  o rivolgere frasi aggressive sui social, inoltre, le aggressioni verbali non sono gravi perché non vi è violenza fisica. Per 7 su 10 non è grave pubblicare immagini non autorizzate che ritraggono la vittima. Con questi dati, raccolti dell'Università La sapienza di Roma, parte il progetto “Giovani ambasciatori contro il bullismo e il cyberbullismo per un web sicuro, promosso da MOIGE e Polizia di Stato, insieme a Fondazione Vodafone Italia e Trend Micro per un uso responsabile della rete.

Dalla ricerca condotta su 1.500 ragazzi delle Scuole Secondarie di primo e secondo grado emerge un generale atteggiamento di sottovalutazione degli effetti dei comportamenti in Rete. I temi sui quali le condotte aggressive si concentrano riguardano l'aspetto fisico, comportamenti di chiusura, di timidezza, elementi di non aggregazione a gruppi forti, il "mostrarsi paurosi" o ancora "bambini". meccanismi dell'aggressione in rete evidenziano la particolare insistenza ed il compiacimento nell'esporre la vittima, accanto ad una assenza di empatia e di incapacità di percepire conseguenze ed effetti.

Si celebra del resto nel contesto del Safer Internet Day anche la 1ª Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo a scuola, promossa dal Ministero dell’Istruzione, che si terrà a Roma, presso gli spazi espositivi dell’ex Caserma Guido Reni. Anche quest'anno al centro della scena ci saranno le ragazze e i ragazzi, in particolare quelli tra i 14 e i 18 anni, la cui vita sui social è stata oggetto di un’indagine sull’hate speech affidata da Generazioni Connesse (il Safer Internet Centre Italiano, cofinanziato dalla Commissione Europea e coordinato dal MIUR) a Skuola.net e all’Università degli Studi di Firenze.

Tra i dati che emergono dalla ricerca, è interessante evidenziare quell’11% di ragazze e ragazzi che dichiara di approvare insulti rivolti a personaggi famosi in virtù di una più generale “libertà di esprimere ciò che si pensa” e un 13% a cui è capitato di insultare un personaggio famoso on line. Stesso discorso si può fare sui commenti pesanti rivolti ai coetanei dove si conferma l’effetto di disinibizione dello “schermo” nel facilitare comportamenti che non verrebbero messi in atto così facilmente se si fosse di fronte all’altra persona.

Riflessioni e azioni da intraprendere

Raffaela Milano, Direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, commenta così i dati della ricerca appena presentata: “I risultati che emergono dimostrano che adulti e ragazzi condividono le stesse conoscenze, gli stessi livelli di consapevolezza delle conseguenze dei loro comportamenti in Rete e spesso anche i comportamenti stessi. Si tratta di un dato preoccupante se pensiamo che proprio gli adulti dovrebbero esercitare un ruolo di guida in un contesto complesso e in continua evoluzione, come quello del mondo e delle tecnologie digitali”

Preoccupata, ma anche alla ricerca di soluzioni, la voce di Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro: "I bambini entrano precocemente nel mondo delle nuove tecnologie e di internet. Il numero di minori under 13 attivi sui social è infatti in aumento. Occorrono risposte immediate e congiunte a tutela dei bambini e degli adolescenti in Rete. E’ necessario implementare sistemi di verifica e controllo dell’età anagrafica al fine di proteggerli dall’accesso a siti inappropriati e lesivi, quali quelli pornografici.  E’ inoltre di primaria importanza sviluppare una regolamentazione in tema di uso del denaro e di acquisti online, incrementando la sensibilità della società civile e delle Istituzioni su questo fenomeno.

Ampiamente condivisibile, infine, la posizione di Maria Rita Munizzi, Presidente nazionale MOIGE - Movimento Italiano Genitori, che individua come preciso dovere degli adulti il "continuare a parlare di bullismo e cyberbullismo, perchè accrescendo le conoscenze sul fenomeno si contribuisca a combatterlo”.

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