Se mi ami non morire. Sulla rotta dei profughi verso l’Europa

se mi ami non morire

Di cosa tratta: un racconto interattivo sulla rotta dei profughi siriani

“Se mi ami non morire” è un racconto interattivo per smartphone e tablet che permette di prendere parte al viaggio, alla speranza e alla disperazione dei profughi che dalla Siria cercano una via per raggiungere l’Europa e una vita migliore.

se mi ami non morire

“Se mi ami, non morire” è una frase araba che ci si scambia come saluto con le persone care nel momento in cui ci si separa. Tanto per darvi l’idea della sua forza, in francese viene tradotta come “Enterre-moi, mon amour” cioè “Seppelliscimi, amore mio” ed è esattamente il saluto e la richiesta di prendersi cura di se stessa che Majd, dottorando in storia, rivolge alla moglie Nour, studentessa di medicina, quando lei parte. La scelta è difficile, ma a Homs, la città siriana in cui vivono, la situazione è diventata insostenibile. Non possono però partire insieme: Majd ha perso da poco il padre e deve rimanere a sostenere la madre e il nonno; sarà Nour, che sotto le bombe ha perso la sorella gemella, a partire nella speranza di ricongiungersi presto in un paese europeo per poter costruire la vita che immaginano. Il viaggio è pianificato con cura: il tragitto, gli spostamenti, il denaro necessario. Ma gli intoppi cominciano subito: un rallentamento negli spostamenti, un autobus perso, una sosta forzata al campo profughi dove sono ospiti alcuni amici. Tutto viene vissuto attraverso una chat telefonica tra Nour e Majd in cui si è chiamati a interpretare il ruolo del marito e a interagire dando consigli, esprimendo le proprie idee.

se mi ami non morire

Non solo un gioco

L’app chiede quindi di fare delle scelte tra le frasi o le emoticon proposte, condizionando così il viaggio di Nour e spingendola verso uno dei 19 diversi finali immaginati dagli sviluppatori. Sarebbe banale definirlo solamente un gioco; è piuttosto un racconto interattivo coinvolgente a dispetto del suo aspetto scarno: solo lo scambio di frasi infatti scorre sullo schermo, intervallato da illustrazioni di Matthieu Godet (fotografie di chi si incontra, cartine geografiche). Eppure la limpidezza dei racconti che vengono fatti e l’intimità dello scambio, che sa essere anche leggero, con le battute ironiche scambiate dalla coppia, come tragico quando la situazione sembra precipitare, ne sono la chiave di successo. Molte situazioni, come la vita del campo profughi, sono una scoperta anche per la stessa protagonista, che la restituisce nel racconto con un forte impatto emozionale e ponendosi le domande che ciascuno si farebbe di fronte a certe situazioni. Il personaggio di Majd può essere, a seconda delle scelte che vengono fatte, molto perplesso e critico oppure estremamente partecipativo e positivo pur nelle difficoltà.

Si sente una naturalezza di fondo, resa ancora più forte da una traduzione in italiano pressoché perfetta. Inoltre, è possibile scegliere di utilizzare l’app in tempo reale, ricevendo una notifica ogni qual volta Nour scriva o abbia bisogno di un consiglio, accettando perciò di piegare un po’ il proprio tempo a quello del viaggio e facendosi ancora più prossimi a Majd nell’attesa, nel baratro in cui può trasformarsi il silenzio della persona di cui aspetti notizie.

I tre meccanismi su cui si basa la narrazione sono il tempo (il viaggio può durare giorni o mesi; al termine del percorso viene indicato quanto si è impiegato), il percorso scelto (che inevitabilmente subisce variazioni rispetto alla pianificazione iniziale) e le variabili intorno alla figura di Nour (scelte imposte da una tal situazione; disponibilità di denaro o di un oggetto particolare, umore, grado di relazione con Majd).

se mi ami non morire

Da una storia vera

Lanciata da ARTE France, l’app è sviluppata da The Pixel Hunt sotto la guida di Florent Morin che, come spiega nel blog, lavora da sette anni su giochi basati su fatti reali, prendendo spunto dalla sua attività di giornalista. In questo caso il riferimento è la storia di Dana che la giornalista Lucille Soullier ha raccontato in un articolo su LeMonde.fr: entrambe sono diventate consulenti editoriali nello sviluppo dell’applicazione. I personaggi che compaiono sono ispirati a tanti profughi diversi, nella ricerca di ricostruire uno spaccato il più possibile aderente a quel che davvero succede sulle rotte dell’emigrazione. On line è presente un prologo gratuito (in francese, inglese, tedesco) che permette di entrare ancora di più nella storia, raccontando in trenta minuti il quotidiano di Nour prima delle bombe su Homs.

Ci piace perché… ci spinge dentro la storia

Chi conosce la potenza di un libro come Immagina di essere in guerra di Janne Teller, edito da Feltrinelli, la ritroverà pari pari in questa applicazione. Il libro dell’autrice danese, dall’evocativa misura di un passaporto, “tira dentro” il lettore parlandogli in prima persona e chiedendogli di immaginare cosa farebbe se la guerra distruggesse la sua famiglia, la città in cui vive e lo costringesse a partire. Procede con il meccanismo del gioco di ruolo, dell’identificazione e leggerlo ad alta voce a una classe, a un gruppo di ragazzi ha un che di immensamente potente. Questa applicazione fa la stessa cosa con il singolo che ci si confronta: lo mette accanto a Nour, lo chiama in causa chiedendogli di scegliere, lo pungola dalla schermata del cellulare ricordandogli che lei sta aspettando un aiuto. Lo spinge nella storia, quella raccontata sullo schermo e quella che molti vivono ogni giorno.

Perfetto per…

Per rendersi conto di una condizione reale. Per chi ama le situazioni immersive. Per continuare a pensare alla vita dei migranti anche quando si è arrivati alla fine o per ricominciare facendo altre scelte per dare una svolta diversa al viaggio di Nour. Per rendersi conto di come una scelta singola o un intoppo minimo possano fare la differenza per sempre.

Se mi ami, non morire. Sviluppatore: The Pixel Hunt. Supporto: iOS 9.0 o successive / Android 4.1 o successive Prezzo: App Store e Google Play € 3,49