Alberto Rossetti

Psicoterapeuta e psicoanalista, si occupa della clinica dell’adulto e dell’adolescente. Nel corso degli anni ha affiancato al lavoro clinico diversi progetti di prevenzione a diretto contatto con ragazzi e genitori. Studia l’impatto delle nuove tecnologie sulla vita dell’uomo, affrontando in particolare il tema dei social network, dei videogame e il fenomeno “hikikomori". Ha scritto: "Cyberbullismo" (2018), "Nasci, cresci e posta. I social network sono pieni di bambini: chi li protegge?" (2017, coautore Simone Cosimi), Educazione Digitale (2014) e ha contribuito alla pubblicazione dell’Atlante delle dipendenze (2014).

edoardo mecca, avrei soltanto voluto

Se si vuole fare davvero prevenzione al cyberbullismo non basta dare ai ragazzi delle regole da rispettare. Occorre passare dalla vita e dalle loro storie, per aiutarli a comprendere un po’ di più quali sono i motivi di alcuni comportamenti, anche quelli più pesanti e sbagliati. Perché la funzione delle narrazioni è da sempre quella di aiutare gli uomini a capire meglio il presente.

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Come leggere il fatto che molti ragazzi e bambini passano tanto tempo giocando ai videogiochi? Si può parlare di dipendenza? La risposta dello psicologo è che no, Fortnite e i videogiochi non provocano dipendenza. Come genitori è meglio indagare altri aspetti della vita quotidiana dei figli, per capire cosa li motiva a videogiocare e quando vale la pena di trovare risorse alternative.

ragazzi smartphone

Non è possibile, né giusto, tenere i figli completamente disconnessi. Anche nel caso in cui un ragazzo non possieda ancora un suo smartphone, potrà molto probabilmente giocare a videogame, anche online, attraverso una console o guardare video di YouTube sulla smart TV in salotto. Diventa allora fondamentale capire gli eventuali problemi che si possono venire a creare con le nuove tecnolgie per agire di conseguenza.

violenza e mass media

La violenza, la sofferenza e la morte fanno parte dell’intrattenimento presente in televisione e sui vari dispositivi presenti nelle nostre case. Chi decide, però, quando la sensibilità di un minore può esserne offesa? I consigli dello psicologo per affrontare la violenza sui mass media in relazione all’età dei figli.