Alberto Rossetti

Psicoterapeuta e psicoanalista, si occupa della clinica dell’adulto e dell’adolescente. Nel corso degli anni ha affiancato al lavoro clinico diversi progetti di prevenzione a diretto contatto con ragazzi e genitori. Studia l’impatto delle nuove tecnologie sulla vita dell’uomo, affrontando in particolare il tema dei social network, dei videogame e il fenomeno “hikikomori". Ha scritto: "Cyberbullismo" (2018), "Nasci, cresci e posta. I social network sono pieni di bambini: chi li protegge?" (2017, coautore Simone Cosimi), Educazione Digitale (2014) e ha contribuito alla pubblicazione dell’Atlante delle dipendenze (2014).

Giovani con telefoni

I ragazzi cercano ancora l’amore, anche se, potremmo dirla così, sono cambiate le strade per trovarlo. L’importante è però che l’amore non si consumi tutto sui social e virtualmente e possa essere vissuto anche all’interno di una relazione vera. E il dialogo con gli adulti è fondamentale.

follower

L’adolescente del 2019 deve fare i conti con i propri follower sui social. Il loro numero, inutile girarci attorno, conta perché la società in cui viviamo mette al centro la prestazione e il risultato. Chi è popolare ha successo e, annebbiati dai numeri, non ci si ferma abbastanza a pensare a come si è raggiunto quel successo. Serve allora spiegare a un figlio che la popolarità non deve essere l’obiettivo a cui tendere ma l’eventuale conseguenza di un lavoro ben fatto

edoardo mecca, avrei soltanto voluto

Se si vuole fare davvero prevenzione al cyberbullismo non basta dare ai ragazzi delle regole da rispettare. Occorre passare dalla vita e dalle loro storie, per aiutarli a comprendere un po’ di più quali sono i motivi di alcuni comportamenti, anche quelli più pesanti e sbagliati. Perché la funzione delle narrazioni è da sempre quella di aiutare gli uomini a capire meglio il presente.

dipendenz(a-da-fortnite-e-videogiochi

Come leggere il fatto che molti ragazzi e bambini passano tanto tempo giocando ai videogiochi? Si può parlare di dipendenza? La risposta dello psicologo è che no, Fortnite e i videogiochi non provocano dipendenza. Come genitori è meglio indagare altri aspetti della vita quotidiana dei figli, per capire cosa li motiva a videogiocare e quando vale la pena di trovare risorse alternative.

ragazzi smartphone

Non è possibile, né giusto, tenere i figli completamente disconnessi. Anche nel caso in cui un ragazzo non possieda ancora un suo smartphone, potrà molto probabilmente giocare a videogame, anche online, attraverso una console o guardare video di YouTube sulla smart TV in salotto. Diventa allora fondamentale capire gli eventuali problemi che si possono venire a creare con le nuove tecnolgie per agire di conseguenza.