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App e device per controllare i figli in vacanza. Alcune riflessioni

app per controllare i figli

Sogni di sapere sempre dov’è tuo figlio, soprattutto ora che è estate e gode di maggiore libertà di movimento?

Non c’è problema! Con il gps, uno smartwatch o una delle tante app e software che geolocalizzano lo smartphone e il tablet di tuo figlio/a lo puoi sapere!

Ma il controllo favorisce veramente la crescita autonoma e responsabile dei nostri figli?

Il controllo non è (sempre e solo) protezione

Le tecnologie ci permettono di controllare i nostri figli: un’opportunità nel caso di bambini piccoli che possono perdersi in luoghi affollati e una risorsa in casi di emergenza.

Ma quando finisce il bisogno di sicurezza e inizia lo spiare e invadere la privacy dei nostri figli? Fino a che età è legittimo controllare? Quanto utilizziamo questi strumenti solo in caso di reale emergenza? E se perdiamo la connessione al gps o il device viene spento, come interveniamo?

Forse prima di monitorare dove sono i nostri figli tramite una app, dovremmo provare a chiederci se questo serva più a placare la nostra preoccupazione che a proteggerli realmente da possibili pericoli. Fare il genitore comporta una certa dose di ansie, che dobbiamo accettare nel momento in cui i nostri figli iniziano le prime separazioni da noi.

Tra l’altro il controllo non ha potere preventivo, ma al massimo ci rende evidente una situazione nel momento in cui sta avvenendo o è già avvenuta.

Il controllo non è educativo

Le nuove tecnologie e il loro utilizzo ci spaventano. Non sapere dove sono i nostri figli ci agita. Come genitori ci sentiamo spesso inadeguati, tuttavia occuparsi della sicurezza dei nostri figli non significa (solo e proporzionalmente alla loro età) controllarli, ma educarli ad affrontare responsabilmente le situazioni in cui si trovano. Sviluppare il pensiero critico e la capacità di problem solving è un compito educativo che non può essere delegato a nessuna app.

Educare comporta anche dire no serenamente ad esperienze che possono mettere in pericolo i ragazzi o sono premature rispetto all’età e alla maturità di nostro figlio/a. 

Il controllo non è autonomia

Se ho dei dubbi sulle esperienze che avrà mio figlio quando non è con me, acconsentire che le faccia perché ‘tanto è geolocalizzabile e so dov’è’ non lo aiuterà a crescere nell’autonomia: con il nostro controllo gli comunichiamo che non è realmente indipendente per affrontare quell’esperienza e che sta facendo qualcosa che noi per primi non siamo sicuri che sappia affrontare.

Avere il permesso di fare qualcosa perché un device mi dirà dove è mio figlio, non è reale indipendenza e non contribuisce a costruire la fiducia in sé e l’immagine di sé come competente.

Il controllo non sostituisce il dialogo

Nessun controllo potrà mai sostituire il dialogo genitori e figli, anche nei momenti in cui si fa più faticoso e difficile.

Il permissivismo e il lasciar fare ai figli tutto ciò che vogliono, senza limiti, fa correre loro rischi molto alti e comunica che ci stiamo disinteressando di loro. Per contro un atteggiamento di ipercontrollo genera ribellione e il ricorso a bugie e sotterfugi per trovare il proprio spazio. 

Il controllo non insegna a relazionarsi (in modo sano)

Sempre più spesso le relazioni amicali o affettive di preadolescenti e adolescenti sono accompagnate dalla richiesta,  di sapere dove è l’altro costantemente, attraverso l’attivazione reciproca di geolocalizzazione. Insegniamo con il nostro esempio che le relazioni tra persone che si vogliono bene e hanno fiducia una nell’altra, sono basate su comunicazione e dialogo e non sul controllo costante.

Il controllo non è conoscenza 

Vuoi sapere dove è tuo figlio? C’è un’app che te lo dice. Ma con chi è e cosa sta facendo? Quali sono i suoi interessi e che sentimenti prova? Purtroppo (o per fortuna) non esiste nessuna app che ti può aiutare a conoscere meglio tuo figlio.

Il controllo non è presenza

Il controllo non sostituisce la nostra presenza e il nostro contatto.

Il compito principale del genitore non è controllare, ma accompagnare e esserci: spiegare che esistono pericoli ma anche che li puoi affrontare e che, se hai bisogno di me, io ci sono.