Scuola: i libri digitali possono attendere

Scuola: i libri digitali possono attendere

Dietrofront rispetto alla decisione di Francesco Profumo, presa solo qualche mese fa, circa l’obbligo di introduzione dei libri digitali nelle aule a partire dall’anno scolastico 2014-15: il nuovo ministro dell’Istruzione Anna Maria Carrozza smentisce il suo predecessore e parla dunque di un rinvio all’anno 2015-16.

A influire sulla scelta certamente le proteste che gli editori hanno in questi mesi ripetutamente espresso contro il provvedimento, anche con un ricorso al TAR. Molte le problematiche evidenziate dall’AIE (Associazione Editori Italiani), dalla difficoltà a smaltire il materiale cartaceo che giace a magazzino a un crollo dei prezzi (del 20%) gradito alle famiglie ma non sostenibile dagli editori. 

Così il ministro ha giustificato invece la propria decisione: «L’accelerazione sui libri digitali non poggiava su alcuna seria e documentata validazione di carattere pedagogico e culturale, così come non sono state valutate le possibili ricadute sulla salute di bambini e adolescenti esposti a un uso massiccio di apparecchiature tecnologiche».

Le reazioni dalla Rete sono arrivate subito. Sul suo blog Avvocato del diavolo, Guido Scorza commenta duro “Le uniche vere preoccupazioni degli editori riguardano il loro portafoglio... Il Paese è in uno stato di conclamato deficit digitale, inchiodato da anni sul fondo di tutte le classifiche internazionali che misurano il livello di diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione eppure continuiamo a permetterci il lusso – perché di questo si tratta – di giocare con il futuro..“.

Anche Luca DeBiase velocemente prende nota della battuta d’arresto sulla strada della digitalizzazione del Paese: “L’Italia si modernizza con più decisione e competenza di così. Con tutta la buona volontà, così si fa più confusione che passi avanti“, riferendosi anche alla liberalizzazione della connettività Wi-Fi bocciata dal Garante delle Privacy .

Meno dura Mariangela Vaglio, che dal blog Non volevo fare la prof così commenta le parole del ministro: “E’ soprattutto un prendere atto senza dirlo della situazione della scuola italiana, in cui, salvo rare isole felici, la rivoluzione tecnologica non può nemmeno iniziare, perché la dotazione tecnologica più avanzata sono pc dei tempi di Annibale, e, complici i tagli degli anni passati, non ci sono nemmeno i fondi per dotarsi di una rete wifi”. Per aprire poi una riflessione più ampia sui reali vantaggi di una didattica digitale: “ma siamo sicuri che la scuola digitale insegni meglio e sia più efficiente di quella con lavagna e gessetto?“.

Il dibattito sul futuro della scuola nel nostro Paese è sempre caldo, e voi cosa pensate della svolta digitale? Rimandabile o da accelerare?

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