Perché manga e serie tv contribuiscono a definire l’identità degli adolescenti

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“Cosa c’è nei manga, negli anime (i cartoni animati giapponesi) e nelle serie tv che interessa tanto ai ragazzi […] Possiamo partire da questi contenuti molto popolari, e anche molto differenti tra loro, per capire in che modo stanno vivendo i ragazzi degli inizi del Ventunesimo secolo?”. Si pone questa domanda lo psicologo Alberto Rossetti, per raccontare gli adolescenti di oggi nel libro “Le persone non nascono tutte uguali. Perché manga e serie tv contribuiscono a definire l’identità dell’adolescente”, appena pubblicato da Città Nuova. Il volume colma un vuoto perché parla agli adulti dei prodotti culturali che i ragazzi guardano o leggono, svelando loro un mondo che non conoscono, faticano a comprendere e spesso osteggiano apertamente.

Prendendo come punto di partenza alcuni dei manga e delle serie tv più popolari tra i giovani, Rossetti esplora il sistema di valori e la visione del mondo della Generazione Z. Affronta temi comuni a qualsiasi adolescenza (anche a quella dei loro genitori e nonni), come la costruzione dell’identità, l’importanza delle relazioni, la scoperta della propria unicità e la difficoltà di fare spazio alla diversità, il rapporto con il proprio corpo in trasformazione, la sessualità. Il libro getta così un ponte tra generazioni, evidenziando ciò che le accomuna ed invitando i genitori al dialogo su un terreno comune, che può partire solo dall’accettazione della distanza che li separa dai loro figli.

La funzione delle narrazioni non cambia: dare ordine al mondo

Se confronto la mia adolescenza con quella di mio figlio, mi rendo conto che anche agli occhi dei miei genitori i miei consumi culturali – dai cartoni animati degli anni Ottanta ai primi videogiochi – apparivano discutibili. Inoltre, all’inevitabile gap generazionale oggi si è sommato il divario nato dalla rivoluzione digitale, con un cambiamento così radicale e veloce del mondo mediale da non avere paragoni. Questo ha sicuramente contribuito a far sì che i genitori degli adolescenti di oggi si sentano ancora più spiazzati e inadatti a comprendere il mondo dei propri figli. Il senso di inadeguatezza spesso induce alla paura e alla demonizzazione (più facile rimuovere ciò che non si capisce piuttosto che affrontarlo). Eppure, l’analisi di Rossetti mette in evidenza come le storie che leggono o guardano i ragazzi di oggi non siano poi così lontane da quelle abbiamo amato noi alla loro età. Cambiano le forme, cambiano i supporti e le modalità di fruizione, ma rimane l’esigenza primordiale della narrazione come via per dare ordine al mondo, immaginare il proprio ruolo all’interno di esso e condividere un sistema di valori.

Manga e serie tv come ‘romanzi di formazione’

Manga e serie tv rappresentano in fondo i ‘romanzi di formazione’ degli adolescenti del Ventunesimo secolo, riflettono l’universo entro cui si muovono e al tempo stesso contribuiscono a definire la loro identità. Non è un caso che la maggior parte dei titoli esaminati nel libro partano da una crisi, come momento di crescita. Una crisi innescata da un cambiamento o da un incontro fortuito: può essere l’ingresso in una scuola prestigiosa, come nella serie spagnola Elite, l’incontro del protagonista di The End of the F**ing World con una ragazza o la morte di una ex fidanzata nel manga Tokyo Revengers. In Hero Academy il protagonista è un bambino normale in un mondo di supereroi che riuscirà a cambiare il proprio destino e a realizzare il suo sogno di diventare un Hero grazie all’impegno e alla passione. In sintesi, una storia di formazione in cui un ragazzo riesce a superare la sua condizione svantaggiata di partenza credendo in se stesso e andando contro le regole di un mondo adulto rassegnato, quando non apertamente corrotto. È in questa dimensione rasserenante delle storie di manga e serie tv che si rifugiano i ragazzi e coltivano una speranza nel futuro che il mondo attuale – così in crisi, mobile e privo di punti di riferimento – sembra negare loro. Come sottolinea Jean-Marie Bouissou, “i manga confortano queste speranze, dicendo ai lettori che riusciranno a superare gli ostacoli e le proprie paure con delle ricette alla portata di tutti: coraggio, impegno, sincerità, amicizia”.
Rossetti si inoltra nella foresta di emozioni degli adolescenti, esaminando quello che accade ai personaggi delle serie tv e dei fumetti giapponesi, che cercano di comprendere la propria unicità, di capire chi sono e chi vogliono essere, specchiandosi nello sguardo che gli altri hanno su di loro. Come dice Alyssa in The End of the Fucking World “È facile pensare che le persone possano essere la risposta se non le vedi da anni. È perché non sono reali. Le persone non sono risposte, sono domande in più”. 

Le paure e il ruolo degli adulti

I genitori sono spesso spiazzati di fronte alla violenza, al sesso o all’abuso di alcolo o droghe presenti in alcuni dei prodotti culturali più amati dai ragazzi. Come emerge dal libro, non considerano che i discorsi moralistici e pedagogici degli adulti sono inefficaci (il motivo per cui molte iniziative scolastiche dedicate al contrasto al bullismo o alle discriminazioni spesso sono destinate al fallimento). Manga e serie tv fanno invece vivere ai giovani l’esperienza di crisi, attraverso una narrazione che racchiude in sé una chiave di lettura – in Tokyo Revengers per esempio sappiamo sempre chi sono i ‘buoni’ – ma lascia a loro il giudizio su ciò che sia giusto o sbagliato. Le storie li aiutano a dare ordine al mondo e a trovare una bussola interiore.

Rossetti suggerisce quindi ai genitori di adolescenti e al mondo educativo in generale di smettere di demonizzare, genericamente e indipendentemente dall’età dei ragazzi, manga, serie tv e videogiochi – un ambito che manca nel libro e che contribuisce in modo rilevante alla costruzione dell’immaginario odierno. Implicitamente, ci pone di fronte a ciò che realmente ci spaventa: la ricerca della propria identità da parte di un adolescente comporta un allontanamento dalla famiglia e un avventurarsi oltre i confini conosciuti, perché “bisogna perdersi per ritrovarsi”. Possiamo solo accettarlo, aprirci al dialogo e avere fiducia nei nostri figli: solo così possono crescere.