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Videogiochi violenti e non adatti ai minori: come evitarli?

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Spari, urla e sangue. Bombe che esplodono facendo saltare in aria soldati e civili. Prostitute, droga e tanto altro. Una mamma mi racconta di essere preoccupata perché il figlio di 10 anni passa diverse ore al giorno di fronte a un videogame con contenuti di questo tipo. Mi chiede se i videogiochi violenti produrranno danni oppure no. Poi aggiunge:

Ci giocano tutti i suoi compagni. Come posso impedirgli di giocare? Se non ci gioca a casa, tanto, lo farà da un amico. In fondo è solo un videogioco, è finzione.

Mi capita spesso di sentire genitori criticare videogame non adatti ai minori ma, altrettanto spesso, ho la sensazione che questa critica non produca un’azione, un atto educativo. Come se si pensasse che questo è il futuro e che bisogna farselo andar bene.

Non tutti i videogiochi hanno contenuti violenti

I videogame rappresentano certamente un nuovo modo di intrattenersi e di giocare. A dire il vero, neanche troppo nuovo visto che i primi videogiochi sono iniziati a circolare già negli anni ’60. La novità è però rappresentata dal tipo coinvolgimento che questi giochi offrono, insieme alla diffusione capillare nella case di moltissime famiglie. Oggi, bambini e ragazzi, hanno a portata di mano numerosissimi videogame da giocare con console di ogni tipo. L’arrivo dei caschi per giocare in 3D, poi, sta rendendo il videogioco ancora più immersivo.

Quindi è vero, i videogame fanno sempre più parte della nostra vita ma non dobbiamo correre l’errore di pensare che abbiano tutti contenuti non adatti ai bambini. Esistono un’infinità di videogiochi pensati per i minori, bisogna solo imparare a sceglierli.

Videogiochi violenti

Secondo l’Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani (AESVI) l’età media del videogiocatore italiano si aggira attorno ai 28 anni. Normale quindi che l’industria sviluppi giochi adatti a un pubblico più maturo, con contenuti non adatti ai minori.

Non ho però ancora risposto alla mamma con cui si apre questo articolo. Non esistono, ad oggi, studi in grado di collegare la violenza espressa nei videogame con la manifestazione di aggressività nella vita di tutti i giorni. I videogame, questa è la bella notizia, non trasformano i nostri figli in persone violente.

Altri studi, però, hanno messo in evidenza un maggiore  “disimpegno morale” nei ragazzi che passano il loro tempo a giocare con certi tipi di gioco, ad esempio GTA. Giocare a uccidere in un videogame non rende violenti ma potrebbe, il condizionale è d’obbligo, portare bambini e ragazzi a provare meno empatia nei confronti di altri esseri umani. Ci sono, infine, altri studi che vanno in direzione contraria e dimostrano che la violenza nei videogame produce una sorta di effetto catartico. Detto in altre parole, i videogiocatori scaricano le loro pulsioni aggressive nel gioco e non contro altre persone.

L’esperienza

Come abbiamo potuto vedere gli studi scientifici non aiutano più di tanto. Dobbiamo dunque cambiare prospettiva a e pensare ai videogame come a un’esperienza. I videogiochi fanno infatti provare emozioni reali e, proprio per questo, possono permette al giocatore di sperimentare parti di sé non conosciute. Prima di comprare un videogioco bisogna dunque imparare a porsi questa domanda:

Ho piacere che mio figlio faccia questo tipo di esperienza?

Ho piacere che passi il suo tempo a sparare e uccidere, insultare e vedere contenuti a sfondo sessuale?

Ho piacere che si confronti con la morte e con la sofferenza attraverso questo gioco?

Se la risposta è no, cercate altri videogame.

Come sempre l’età fa la differenza. Non possiamo pensare di proporre la stessa esperienza a un bambino di 7 anni e a un ragazzino di 15. Inoltre, in adolescenza, il desiderio di autonomia dei ragazzi si esprime anche attraverso il desiderio di voler giocare a un gioco piuttosto che a un altro. Soprattutto quando un bambino è più piccolo, però, è bene che sia il genitore a proporre dei giochi. Siccome non tutti i genitori sono però appassionati di videogame e non ha alcun senso chiedergli di diventarlo, bisogna farsi aiutare nella scelta

Come scegliere i videogiochi per bambini?

Il confronto con altri genitori, anche nell’epoca ipermoderna, resta un ottimo modo per essere informati sui videogame in circolazione. Ci sono poi alcune piattaforme, come la stessa Mamamò o Gamesearch.it, che recensiscono i videogame e aiutano i genitori a scegliere. Infine, è bene sapere che su ogni videogame è riportata la classificazione PEGI. Questo sistema di classificazione indica qual è l’età minima consigliabile per giocare e mette in evidenza se all’interno del gioco sono presenti contenuti non adatti ai minori, come ad esempio violenza, linguaggio scurrile o scene a sfondo sessuale. Leggere queste indicazioni è fondamentale per potere comprare in maniera consapevole.

Il miglior sistema di classificazione che un genitore possiede è però rappresentato dai suoi stessi occhi e dalla conoscenza che ha del figlio. Anche quando i giochi sono adatti alla fascia d’età del proprio figlio è bene osservare il modo di giocare del bambino/ragazzo. Se si fa troppo prendere o se fatica a staccarsi è bene non lasciarlo troppo tempo a giocare da solo e proporgli altre attività. Come si diceva, il videogioco è un’esperienza e devono essere gli adulti a indirizzarla nel migliore dei modi.