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Pediatria: i rischi del digitale

Pediatria: i rischi del digitale

L’eccesso di Internet influisce, in negativo, su comportamenti non direttamente collegati all’uso della Rete: abitudini alimentari peggiori, abuso di fumo e alcol, maggiore inclinazione al rischio e minore voglia di leggere. Sono i dati che emergono dall’Osservatorio della Società italiana di pediatria (Sip) – riunita fino a venerdì a Bologna nel suo 69esimo Congresso nazionale – su ‘Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani’, che indaga annualmente, dal 1997, un campione nazionale di adolescenti che frequentano la terza media (12-14 anni). Se il 52,6% degli intervistati a scuola va bene, il dato crolla al 36,5% fra chi ammette di rimanere connesso a Internet per più di 3 ore al giorno. Un’altra serie di confronti conferma l”effetto web’: se una media del 16,1% ammette di essersi ubriacato una o più volte, la percentuale lievita al 21% fra chi resta per più di 3 ore al giorno incollato al pc.

Un quadro non confortante, dato che la categoria di baby-internauti affetti da ‘web mania‘ è in costante aumento: nel 2008 era all’8,6%, l’anno scorso era lievitata al 21,3%. Per non parlare di Facebook, pressoché inesistente nel 2008, ma sul quale oggi ha un proprio profilo l’80% dei giovani. Il trend di crescita aumenta ulteriormente con l’età: basti pensare che fra gli studenti delle superiori la percentuale di connessi per oltre tre ore al giorno sale al 31%, i titolari di un profilo Facebook al 95%. C’è un altro fenomeno che preoccupa. “La fruizione sempre più massiccia di Internet, invece di indurre gli utenti ad atteggiamenti più consapevoli e quindi più prudenti, li spinge a comportamenti sempre più trasgressivi“, commenta Maurizio Tucci, curatore delle indagini Sip e presidente dell’Associazione laboratorio adolescenza.

Se l’11,2% dei giovani navigatori racconta di aver messo sul web una sua foto provocante, si sale al 27,3% (addirittura al 35,7% fra le ragazze) fra chi usa Internet per più di 3 ore al giorno. E così triplica anche la percentuale di chi ha accettato proposte di sesso virtuale (15,2% contro 5,3%), aumenta quella dei connessi ‘by night’ (55,7% contro 21,4%), e dei ragazzi coinvolti in episodi di cyber bullismo direttamente o indirettamente (60,6% contro 42,9%).
Più si frequentano gli ambienti del web più si è inclini a mandare foto, dare numeri di telefono, farsi vedere in webcam, o incontrare sconosciuti. “Questi dati ci mostrano una parte di adolescenti che vuole crescere in fretta e desidera travalicare i limiti, come accade fisiologicamente in questa fase della vita, ma in realtà senza un’autentica maturazione interiore”, analizza Federico Tonioni, responsabile del Centro per le dipendenze da Internet del Policlinico Gemelli di Roma.

Anche se non si tratta di situazioni sempre patologiche, “nella nostra struttura arrivano ragazzi che presentano segni iniziali, spesso progressivi, di ritiro sociale, fino al raggiungimento di forme estreme caratterizzate da abbandono scolastico e tendenza a trascorrere online tutto il tempo a disposizione. Si dissociano dalla realtà, riducendo al minimo la relazione con il corpo e le sue funzioni (fame, sete, sport, sessualità), e manifestano quadri psicopatologici sovrapponibili alla sindrome ‘Hikikomori‘, disturbo che colpisce migliaia di giovani in Giappone, ma che sembra fondato su presupposti culturali diversi”. A ciò si aggiunga che i grandi utilizzatori di Internet, in percentuale superiore alla media, trascorrono anche più di 3 ore davanti alla tv, diventando in pratica ‘schermo-dipendenti’. Un metodo per combattere questa tendenza? “I genitori devono essere incoraggiati a porre limite a questi comportamenti, perché di fatto questo significa essere presenti e aiuta i figli a riconoscere i propri confini”, consiglia Tonioni.