High Score, la storia dei videogame da Pong a Doom

Qual è l’industria dell’intrattenimento che genera più soldi al mondo? Molti di voi penseranno a Hollywood, magari qualche nostalgico al mondo della musica. In entrambi i casi, siete in errore: i videogiochi, già nel 2019, hanno creato un fatturato di oltre 150 miliardi di dollari, superiore a cinema e musica sommate assieme.

I videogame hanno un seguito planetario: Fortnite, esploso solo nel 2018, oggi conta più di 300 milioni di giocatori dal Giappone al Sud America e guadagna più di 500 milioni di dollari al mese (pur essendo in teoria gratuito).

Eppure, nemmeno quaranta anni fa, i videogiochi neanche esistevano. Come è stato possibile arrivare a superare Hollywood in meno di metà secolo? Ce lo racconta la serie documentario High Score, da poco approdata su Netflix. Sei puntate che ripercorrono gli albori dei videogame fino all’arrivo del 3D nei videogiochi.

High Score serie tv

Non bisogna confondere High Score con un’enciclopedia dei videogame: non c’è tutto quello che c’è da sapere – sei ore non bastano nemmeno a scalfire la storia dei videogiochi. È però un ottimo punto di partenza, che spiega con un linguaggio comprensibile anche a chi non ha mai toccato un videogioco, come una banda di designer, programmatori e visionari abbia creato un’industria miliardaria. Molto sono partiti dai garage, in cui insieme ad altri amici dell’università hanno inventato giochi che ancora oggi sono ricordati come dei classici senza tempo: Ultima IV, King’s Quest, i primi giochi con Mario. A proposito, Nintendo prima dell’arrivo dei videogame, era una azienda che produceva carte da gioco.

La forza di High Score è proprio nel saper scegliere gli aneddoti giusti e di intervistare la gente interessante per raccontare il clima di quegli anni. Così, oltre al mega artista di Nintendo o al programmatore che si è comprato tre Ferrari con il suo secondo videogame, c’è il tizio che a vent’anni ha iniziato a lavorare nella hot-line che aiutava i giocatori in difficoltà – letteralmente giocava tutto il giorno per lavoro. D’altra parte, non c’era Internet per googlare “come risolvere Assassin’s Creed”!

Oggi è di “moda” incensare i videogiochi, sottolineare quanto migliorino i riflessi o consentano ai ragazzi di giocare in gruppo (online), ma High Score evita di accodarsi. Il quadro che presenta è senz’altro positivo e difficilmente uno spettatore, dopo aver visto le sei puntate di High Score, penserà che i videogiochi “facciano male” (cosa che invece succede guardando per esempio il docufilm The Social Dilema, una critica feroce e forse un po’ esagerata ai social). High Score non “giudica” i videogiochi né li critica, si limita a narrare degli eventi.

Vi consiglio di vedere High Score insieme ai vostri figli: le nuove generazioni non hanno minimamente idea di come fossero i videogame solo 10 o 20 anni fa, e il divario tecnologico/visivo tra Star Wars Squadron, appena uscito, e Akalabeth, classe 1980, è mostruosamente più ampio di quello che c’è tra il film Star Wars (l’originale, del 1977) e Episodio XI. È quindi molto divertente vivere questo “viaggio” condividendolo con giocatori molto giovani che non potranno che stupirsi di quanto ci divertissimo a inizio anni ’80 con quelle grafiche letteralmente antidiluviane.

Nota: la classificazione di Netflix per High Score è 14+, ma onestamente non ho trovato motivi per sconsigliarne la visione ai maggiori di 10 anni. 

High Score serie tv

High Score serie tv