Fortnite, mio figlio ci gioca: mi devo preoccupare?

Fortnite

Se avete figli (e figlie) tra i 10 e i 16 anni, ne avrete sentito di certo parlare: d’altra parte, in meno di sei mesi ha conquistato oltre 125 milioni di giocatori in tutto il mondo, specie tra giovani e giovanissimi. È Fortnite, il videogame che sta polverizzando record e sta battendo in popolarità tutti gli altri videogame. Qual è il segreto del successo di questo videogame multiplayer e, soprattutto, noi genitori dobbiamo preoccuparci?

Di cosa si tratta

Fortnite è uno sparatutto multiplayer: se guardate vostro figlio mentre ci gioca, ricorda i giochi alla Call of Duty. È solo online, non si può giocare da soli – quindi, è necessaria una connessione a Internet. Dopo averlo scaricato sulla console, il giocatore deve registrarsi (basta una mail, non serve la carta di credito) e poi ci si può gettare nella mischia. Il vostro alter ego viene paracaduto su un’isola gigantesca insieme ad altri 99 giocatori: l’obiettivo è riuscire a sopravvivere – vince solo l’ultimo che rimane in piedi.

L’isola è piena di ambientazioni pittoresche: al momento c’è una pista da kart, un villaggio nascosto in un bosco, un ponte sospeso pieno di passaggi segreti. Inizialmente, può capitarvi di non vedere nessun altro giocatore: è il momento giusto per esplorare le abitazioni e cercare qualche arma, perché vi servirà presto. C’è un countdown in Fortnite, che indica quando manca all’arrivo della mortale tempesta che circoscrive l’isola. Ogni manciata di minuti, la tempesta avanza e solo un’area sempre più ridotta è al sicuro. Questo spinge i giocatori a correre verso quell’area che si restringe sempre più, e quindi fatalmente succederà che i sopravvissuti si incontreranno.

Le battaglie sono rapide: bastano pochi colpi per metter fuori combattimento un giocatore. Se venite uccisi, la partita per voi è finita. Questo genere di giochi si chiama “Battleroyale” (dal nome di un film giapponese omonimo di inizio anni 2000, simile concettualmente al più recente Hunger Games). Un altro celebre videogame Battleroyale è PlayerUnknown’s Battleground, ma lì i toni sono un po’ più seri e dark. Fortnite invece è un tripudio di colori, di personaggi che sembrano usciti da un cartone animato, di edifici quasi “deformed”.

Certo, lo scopro è far fuori gli altri giocatori, ma l’atmosfera è leggera. Niente a che vedere con videogame violenti per davvero, le cui tematiche sono intrinsecamente mature (droga, sesso, violenza fine a se stessa, addirittura violenza sessuale tortura, come succede in GTA V). Normalmente, quando si fa fuori un avversario, si fa un balletto per prendere in giro la vittima, che – si spera  – dall’altra parte dello schermo si sta già preparando alla prossima partita.

Non sarete proprio soli: il gioco crea automaticamente delle squadre di quattro giocatori, che sono alleati per la partita. L’ideale è arrivare in Fortnite con una squadra di amici dal mondo “reale”: compagni di scuola, di calcetto o di danza (sì, ci sono anche tante ragazze che ci giocano). Per questo motivo vostro figlio parla in cuffia mentre sta giocando a Fortnite: sta mettendosi d’accordo con i suoi amici per scegliere la tattica migliore. Perché Fortnite è uno sparatutto ed è tutto colorato come un cartone, ma non è un gioco stupido, tutt’altro: il vostro team può decidere di mettersi sulla difensiva, costruendo un piccolo fortino, oppure dirigersi verso una casa e barricarsi all’interno. Difatti, c’è anche un po’ di Minecraft in questo videogame: i giocatori possono costruire delle difese, come muri e rampe, per difendersi e proteggersi dai nemici.

Quanto costa?

Nulla. Fortnite, nella sua anima Battleroyale, è gratuito. Non come molti giochi per cellulari, che sembrano “free” quando li scaricate ai vostri figli, ma dopo mezz’ora vi chiedono dei soldi veri per saltare attese lunghissime. Fortnite è proprio gratuito: i giocatori a ogni partita partono tutti dal medesimo livello e con la stessa arma, il piccone.

A pagamento ci sono degli extra pittoreschi ed estetici. Si possono comprare vestiti, cappelli, persino spray e “mosse” speciali da eseguire dopo un’uccisione o combattimento particolarmente riuscito. Questo è il segreto alla base del successo di Fortnite: non costa nulla. Se vostro figlio vi chiede dei soldi per giocare, è per acquistare degli elementi estetici che non migliorano le abilità del suo personaggio: non è che chi paga è più forte, più resistente o armato meglio. È solo più “figo” perché indossa un vestito appena arrivato sullo shop o un cappellino. Un po’ come nel mondo reale, quando ai nostri tempi avremmo fatto di tutto per avere le Nike azzurre o la borsa di Naj Oleari. Se la cosa vi fa sorridere, pensate che lo scorso maggio Fortnite ha guadagnato 300 milioni di dollari: non male, per un gioco gratuito.

Cosa sono le “Stagioni” di Fortnite?

L’isola in cui si gioca è sempre la stessa: parte del divertimento è esplorarla partita dopo partita e scoprire le aree più ricche di armi o di forzieri pieni di oggetti (potete raccogliere anche medikit o pozioni-corazza, per esempio). Tuttavia, gli sviluppatori di Fortnite non si siedono sugli allori: ogni 12 settimane circa pubblicano un gigantesco aggiornamento (sempre tutto gratuito) che cambia le carte in tavolo.

La Stagione 5 è appena arrivata (il 12 luglio) e ha introdotto una nuova zona desertica, il primo autoveicolo pilotabile e tante piccole novità che hanno rimescolato un po’ gli equilibri dell’isola. La prossima stagione dovrebbe arrivare quindi a metà settembre. Insieme alla nuova stagione, arriva un paio di “pass” a pagamento che introducono nuovi oggetti – sempre estetici, che non hanno nulla a che fare con il gioco vero e proprio: il più economico costa l’equivalente di 10 euro circa. Per esempio, sono arrivati dei “giocattoli” che i vostri figli possono divertirsi a usare con gli amici del team, tipo il pallone.

Mi devo preoccupare perché mio figlio ci gioca continuamente?

Ovviamente, non bisogna esagerare. I videogiochi sono un “divertimento” interattivo – al contrario dei film in TV, i vostri figli sono protagonisti dell’azione e non semplici spettatori, e questi li coinvolge maggiormente. Fortnite non è un gioco particolarmente violento, come abbiamo già detto, e infatti ha un PEGI di 12. Il primo consiglio che vi diamo è di stabilire – come per tutte le cose, dalle partite a calcetto al guardare la TV – un orario. Un’ora, un’ora e mezza permette ai vostri figli di godersi cinque o sei partite a Fortnite. Ricordatevi solo che probabilmente si metteranno d’accordo con i loro amici per trovarsi dentro Fortnite e fare squadra, quindi non potrete imporre loro “tutti i giorni dalle cinque alle sei e mezzo”, perché – proprio come una partita a calcetto – bisogna mettersi d’accordo in almeno in quattro.

Inoltre, non siate fiscali con il momento di spegnere la console: se avete stabilito un’ora e mezzo e dopo 90 minuti stanno finendo la partita, costringerli a spegnere subito la console è la cosa più sbagliata e punitiva, perché magari stanno vincendo e devono “uscire” dalla partita abbandonando gli amici. Meglio stabilire che allo scoccare dell’ora e venti (un po’ prima del limite stabilito, quindi) scocca “l’ultima partita”, finita quella si spegne tutto e si passa a qualcos’altro.

Vi consigliamo anche di provare voi stessi Fortnite: è divertente! Nelle prime partite durerete meno di trenta secondi, ma capirete come mai è così coinvolgente. Magari vi piacerà e potreste mettervi in squadra con vostro figlio, oppure potrete guardarlo mentre gioca e vedere cosa combina. Sappiate che Fortnite è il videogioco che sta funzionando meglio su Youtube e Twitch (la piattaforma di video live di Amazon, pensata per i giocatori che vogliono trasmettere le loro partite). E in effetti, è molto spettacolare!

Fortnite è disponibile per Xbox One, PS4, PC, Mac, Nintendo Switch e iPhone/iPad. A breve dovrebbe arrivare anche per cellulari Android.