Snapchat, se a usarla sono i teen

Snapchat, se a usarla sono i teen

Quando si parla di social network in relazione agli adolescenti è facile parlare al tempo passato. Reti sociali e applicazioni mobile vengono utilizzate ormai da anni dai giovanissimi per comunicare e tenersi in contatto, ma con significative “migrazioni” dall’una all’altra. Dopo aver abbandonato Facebook in favore di WhatsApp, l’applicazione che li sta conquistando in questo momento è Snapchat.

Nata nel 2011 ed esplosa nel 2013, consente di inviare agli amici testi, immagini, video (e disegni) temporanei, che si visualizzano sullo schermo del destinatario (o destinatari) solo per i secondi predisposti dal mittente. Poi i file si cancellano, anche sui server del servizio, ed è impossibile recuperarli.

L’intento dell’app è quello di disincentivare il più possibile il download o l’immagazzinamento di materiale sensibile, venendo incontro alla crescente esigenza di tutela di privacy e reputazione online. Un eventuale “screenshot” (la fotografia) dello schermo, se scattato dal ricevente viene infatti segnalato all’autore di immagine, video o messaggio scritto; tale operazione è anche ostacolata dal fatto che un dito deve sempre restare sullo schermo per visualizzare la comunicazione.

Le intenzioni con cui nasce Snapchat sembrano dunque “protettive” nei confronti dei suoi utilizzatori e della loro privacy, ma parlando con Jolanda Restanodigital mom italiana per eccellenza, con una vasta esperienza di social network, adolescenti e comportamenti in Rete, sono emerse anche le criticità dell’applicazione proprio in relazione ai giovanissimi.

Jolanda, conosci Snapchat?
Sì lo conosco, non tanto perché lo utilizzi io, quanto perché vedo mia figlia quattordicenne che ne fa uso. Non che io sia del tutto tranquilla, spero che lei anche in questo caso utilizzi la testa come le ho insegnato.

Dalla premessa capisco che non sei entusiasta, ma ti chiedo lo stesso quali vantaggi vedi nell’utilizzo di questa applicazione…

La caratteristica dell’app è che parole, immagini e video spariscono dopo pochi secondi dalla loro condivisione e apertura. Questo è in qualche misura tranquillizzante, ma va ricordato che lo schermo di un cellulare può sempre essere fotografato, o con il telefono stesso (ignorando il messaggio che arriva al mittente) o con un altro dispositivo, se proprio l’intento è di rubare il contenuto. Neanche usando questa applicazione, dunque, si è sicuri al 100% che le proprie immagini non restino o circolino in Rete.

Tu quindi che perplessità hai?

Che chi manda le foto e i video si sente più tutelato e quindi magari è spinto a inviare di più di quello che osava prima. La caducità dei messaggi, per esempio, potrebbe incentivare il sexting, nella convinzione che non rimanga traccia del materiale inviato. Inoltre, e qui parlo proprio da genitore, viene meno la possibilità di controllo, non restando sui telefoni alcuna cronologia dei messaggi.

Che fare dunque, per prevenire “incidenti digitali” sul percorso dei nostri figli?

Il miglior strumento che ci rimane per tutelarli è anche quello più sensato: insegnare loro che condividere attraverso la Rete foto o video di sé in situazioni o atteggiamenti in qualche modo compromettenti non è una buona pratica. Personalmente, ogni volta che sento di casi di sexting e cyberbullismo faccio in modo di parlarne in famiglia (n.d.r. Jolanda ha tre figlidi 14, 10 e 9 anni), perché capiscano e agiscano successivamente con maggiore consapevolezza. So benissimo, del resto, che se proibissi l’uso di una certa applicazione, loro troverebbero l’escamotage per aggirare il divieto, quindi è meglio affrontare insieme caso per caso, anche quello di Snapchat. Che poi adesso mi preoccupa meno di questo Whisper che avanza… ma lascio a voi scoprire di che si tratta!