Salis, progetto crossmediale d’autore

Non capita spesso in Italia di incappare in progetti come quello di Salisedine, nato dalla collaborazione di un gruppo di autori di tutto rispetto che si è messo alla prova in contemporanea su più fronti. Salis in fuga (primo capitolo di una serie) è infatti un’app narrativa per iPad, un e-book (su iTunes e su Amazon), un albo illustrato e un’opera liricache, ciascuno nella propria specifica modalità raccontano l’avventura avvincente e dai risvolti fantastici di una ragazzina in fuga da un mondo in cui la forma minerale ha preso il sopravvento su quella umana.
Frutto della fantasia di una narratrice per ragazzi di riconosciuto valore come Daniela Morelli (Il segreto delle tre caravelle, per citare uno dei suoi romanzi più famosi), illustrato da Paolo d’Altan (già Premio Andersen e White Ravens) e prodotto dallo studio Rebelot, Salis in fuga è un racconto potente, riuscitissimo grazie a un intenso connubio di testo e illustrazione, a prescindere dal media attraverso il quale viene rappresentato.
Abbiamo voluto conoscere di persona gli autori, per capire la genesi del personaggio e del progetto Salis, che diversamente da quanto avremmo scommesso nasce in digitale su un’app, si rivela in una narrazione più distesa su e-book per arrivare alla carta, nella forma di un albo illustrato e di un libretto d’opera contemporanea. Salis in fuga è infatti stato rappresentato lo scorso 28 giugno sul palco del Piccolo Teatro Studio di Milano, con la regia di Federica Santambrogio che ha portato in scena un laboratorio per bambini sulle musiche di Matteo Manzitti e con la direzione del coro di Pilar Bravo.
E’ stata un’intervista “corale”, di fatto più una chiacchierata con chi ha molta voglia di capire dove va la narrativa per ragazzi, tra nuovi media e nuovi contenuti. Con autori maturi e d’esperienza, ma non per questo chiusi alle sperimentazioni di nuove forme espressive.
Come nasce il progetto di Salis? In origine cosa c’è stato?
Paolo d’Altan: da tempo uso il computer per illustrare e da molto mi interesso di immagini dinamiche. E’ stato su stimolo di Laura Rota (che con me lavora nello studio Rebelot) che ho iniziato a meditare di realizzare un’app. Quando abbiamo deciso di partire però ci siamo chiesti: perché aspettare un editore, perché legarci ai target specifici di una casa editrice? Così abbiamo deciso di fare noi, di autoprodurci e di lanciarci in quello che si può definire un “esperimento”. E’ stato quasi immediato pensare a Daniela e proporle di tornare a collaborare (ndr Paolo e Daniela hanno già lavorato insieme su testi per ragazzi) come gruppo di lavoro.
Daniela Morelli: io ovviamente a chiamata ho risposto, mandando un racconto di 30 pagine. Avevo una storia in testa e sapevo che avrebbe funzionato con delle belle immagini.
Come avete lavorato per adattare il testo al formato app?
Daniela Morelli: per capire se la nostra idea aveva senso abbiamo fatto dei focus group in una scuola media di Lodi, sottoponendo agli alunni lo storyboard completo di disegni e testo. Salis li ha subito conquistati, ma abbiamo capito che la parte scritta era troppo estesa. Così ho iniziato a lavorare per ridurla, operazione in cui la mia esperienza di sceneggiatrice fiction tv per adulti è tornata decisamente utile: ammetto che mi ci è voluto più tempo per scegliere le parole per l’app che non per scrivere il testo completo! In questo contesto, poi, è nata anche l’idea di suddividere la storia in episodi: Salisedine sarà infatti una serie, di cui Salis in Fuga è il primo capitolo.
Paolo d’Altan: il testo fruito nell’app deve essere breve. Quando abbiamo avuto lo storyboard in mano ci siamo resi conto di avere problemi di impaginazione e che serviva lavorare intensamente sulla calibrazione testo/immagine. E’ stato così che siamo arrivati a togliere più parole possibile, lasciandone il minimo indispensabile per creare, tutt’uno con le illustrazioni, delle sensazioni e delle atmosfere.
E che ne è stato delle 30 pagine originarie?
Daniela Morelli: a quel punto sono diventate un e-book, in cui le immagini hanno un ruolo meno predominante e in cui il testo torna a farla da padrone: del resto vogliamo anche che i ragazzi leggano. Il nostro target sono i ragazzini dagli 11 anni in poi, praticamente quelli che non leggono più. E siccome da più parti hanno iniziato a chiederci la versione cartacea, abbiamo pensato di fare di Salis anche un albo illustrato, che stampiamo su prenotazione.
Come prende forma il personaggio di Salis?
Daniela Morelli: il personaggio di Salis esisteva già nel 1979, in un mio lavoro teatrale. Salis arrivava da una salina per cercare il padre su un vulcano appena esploso, dove si trovano un ragazzino e una “serpara”, protagonisti dell’opera. Questa volta racconto tutta la storia di Salis, ovvero quello che le era successo prima di arrivare sul vulcano, e di certo c’è della fantascienza: il mondo è dominato da esseri mutanti, i cristalli, gli uomini sono ridotti in schiavitù. Vederla poi prendere corpo nelle illustrazioni di Paolo è stato come avere una conferma: ma certo, Salis ha quella faccia, ha gli occhi azzurri! Il finale è già scritto, ovviamente non ve lo posso dire, posso solo anticipare che c’è una grande speranza.
Paolo d’Altan: subito ho provato a schizzare qualcosa direttamente a computer, ma la primissima visualizzazione era troppo grezza e infantile. Così ho cominciato a schizzare su carta con la fidata biro Bic nera: un bell’esercizio per sciogliere la mano e il polso. Mi sono immaginato subito un viso spigoloso, magro, bianco e in un incarnato così gli occhi dovevano essere “potenti”. All’inizio aveva un’espressione e tratti decisi, ma diventava troppo grande e forse troppo aggressiva, così ho ammorbidito il viso, per renderla apparentemente più fragile. I capelli me li ero già immaginati come un groviglio di trecce, tipo dreadlocks, come vestiti doveva avere una tunica sfilacciata allacciata alla vita e ai piedi degli scarponi strausati, bianchi di sale. Tutto doveva essere bianco di polvere di sale, la luce doveva essere ancora più bianco secco.
Torniamo all’app, com’è andata l’esperienza di sviluppo “indipendente”?
Laura Rota: è stata molto proficua, siamo un gruppo di lavoro aperto e le difficoltà sono sempre state superate con la ricerca di nuove soluzioni condivise. Inoltre, per riuscire a metterci operativamente insieme e a organizzarci come gruppo indipendente ci siamo avvalsi dell’aiuto di Vincenzo Ambriola, professore di informatica all’Università di Pisa e nostro project manager.
Quanto alla realizzazione tecnica prima abbiamo lavorato le immagini a livelli, poi le abbiamo animate con l’uso di Adobe Edge Animate, che ha la possibilità di lavorare con codice in HTML5 e quindi di implementare funzionalità java script ad hoc. Successivamente sono state impaginate come fossero un vero e proprio libro in In Design che con lo stumento ‘Folio’ da la possibilità di creare App per iPad senza uso di programmazione codice.
Un unico “rammarico” nello sfogliare l’app: perché lo speakeraggio è limitato alle sole voci della luna e del padre?
Laura Rota: sì è vero, sono però voci di tutto rispetto, quella degli attori teatrali Pamela Villoresi e di Igor Horvat! Del resto, non abbiamo problemi a dirlo, un buono speakeraggio è costoso. Noi ci stiamo autoproducendo e autofinanziando, utilizzando tutto ciò che abbiamo a nostra disposizione senza investire in altro.
Daniela Morelli: per un prodotto multimediale dedicato a un’età meno infantile, come è Salis, funziona, più che lo speakeraggio inteso come narrazione esterna, la voce del personaggio. Nel primo abbiamo dato voce alla luna e al padre, nel secondo potrebbe esserci la voce di Salis…
Cosa succede nei prossimi mesi?
Laura Rota: ovviamente uscirà un nuovo capitolo dell’app, a fine ottobre (Salis nella regione dell’acqua dolce). Intanto stiamo anche studiando la strategia commerciale per la vendita dei capitoli successivi, dei download dei nuovi e dei vecchi capitoli. Abbiamo necessità di capire non solo le tempistiche e le modalità di pubblicazione, ma anche la risposta del mercato.

