Ancestors: capire l’evoluzione dell’uomo a partire da un videogioco

Una delle componenti più interessanti di un videogioco è quella di permettere al giocatore di vestire dei panni per lui inusuali e di vivere in prima persona avventure altrimenti impossibili. Questa caratteristica risulta ancora più evidente in Ancestors: the humankind odyssey dove noi Homo Sapiens andiamo a impersonare e controllare uno dei primi antenati dell’uomo. I primi istanti di gioco servono a presentare un setting molto particolare e raramente esplorato nel gaming, ovvero la giungla preistorica africana di 10 milioni di anni fa. Si capisce da subito come i nostri antenati un tempo occupavano, diversamente da oggi, un posto alla base della catena alimentare, motivo per cui erano spesso prede di animali molto più grandi. Proprio uno di questi separa una madre dal figlio, che si ritrova solo nella giungla. Il giocatore prenderà prima controllo del figlio in cerca di un riparo e poi di un altro membro del clan che, sentito il richiamo di aiuto del piccolo, andrà in suo soccorso. Già da queste fasi di gioco, Ancestors mette il giocatore davanti a molte delle sue meccaniche fondamentali, senza però approfondire molti aspetti che saranno necessari per la sopravvivenza del nostro clan, lasciando così al giocatore il compito di scoprirli. Questa scelta degli sviluppatori rende il gioco molto interessante, soprattutto per un pubblico giovane.

Un gioco complesso, che lascia la libertà di esplorare

Ancestors è un gioco complesso e che non tiene per mano il giocatore che può sentirsi spaesato durante le prime fasi di gioco. Se a prima vista questo può sembrare un difetto, credo, al contrario, sia uno degli aspetti più stimolanti e interessanti di questo gioco. La tendenza degli ultimi anni in campo videoludico sembra quella di dare al giocatore più informazioni possibili fin da subito attraverso ricchi tutorial, spesso oltre il limite del prolisso. Se da un lato il giocatore ha un’esperienza più rilassata e consapevole, ciò che viene perso è il senso di meraviglia nello scoprire da soli una nuova meccanica o una soluzione ad un problema semplicemente sperimentando, aspetto valorizzato in giochi come The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Questa scelta degli sviluppatori sembra dire al giocatore “queste sono le regole base, ora usale per farci quello che vuoi”, ovviamente con il solo mantra della sopravvivenza del nostro clan di primati. Lasciato libero, il giocatore può iniziare a sperimentare nuovi metodi per procacciarsi del cibo e conoscere l’ambiente circostante. La costruzione di strumenti parte, ad esempio, dall’apprendere che un sasso può scheggiarne un altro se sbattuto con forza e che un ramoscello adeguatamente lavorato può diventare una temibile lancia, utilissima nella caccia e nella difesa dei piccoli. Un altro aspetto che emerge giocando è l’importanza del gruppo e di come ci rapportiamo ad esso. Il giocatore deve curare le relazioni con gli altri membri del clan, imparare a comunicare con loro e prendersi cura di alcuni loro bisogni. Senza dimenticare che i piccoli necessitano di cure e cibo e sono fondamentali per un’altra meccanica chiave del gioco: l’evoluzione.

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Un gioco ispirato alla scienza e all’evoluzione dell’homo sapiens

“Le scoperte scientifiche più recenti sono state usate come linee guida” recita una delle prima scritte su schermo, una volta iniziato il gioco. Di scienza di Ancestors se ne trova parecchia, a partire dai termini usati. Ogni pianta e animale con cui interagiremo avrà il suo nome comune corredato anche dal nome in latino, la lingua usata nella nomenclatura scientifica dei viventi. Le caratteristiche che il nostro primate apprenderà mentre cercherà di sopravvivere vengono direttamente dall’antropologia e possono, secondo me, aiutare molto il giocatore a prendere familiarità con termini non immediati ma che, per necessità ludiche si troverà a leggere e padroneggiare. Come già accennato, Ancestors ha anche l’ambizione tradurre le complesse dinamiche dell’evoluzione per selezione naturale in meccanismi ludici. Non tutto è accurato e diversi concetti vengono semplificati un po’ troppo ma, nonostante ciò, ci sono molti aspetti interessanti, soprattutto per un pubblico giovane, nel modo in cui Ancestors ha creato un gioco attorno alla teoria dell’evoluzione.

 

Dalla neurobiologia alla genetica, fino all’importanza della trasmissione della conoscenza

Innanzitutto, si dà finalmente un certo peso alla neurobiologia, ovvero a quella branca della biologia dedita allo studio del sistema nervoso e, soprattutto, del cervello. Infatti, il modo in cui il nostro primate andrà a rapportarsi all’ambiente che lo circonda e ai suoi simili avrà effetti concreti sulla sua conformazione, rappresentata da un albero di abilità graficamente molto simile ad un cervello, con tanto di neuroni. Questa è solo una rappresentazione grafica ma suggerisce come gli adattamenti che ci hanno permesso di sopravvivere abbiano anche modificato il nostro cervello. Anche il ruolo della genetica è tenuto in considerazione. In Ancestors, infatti, un piccolo può nascere con una mutazione casuale (ma mai negativa, una scelta precisa degli sviluppatori per non rendere il gioco troppo difficile) che può renderlo più avvantaggiato rispetto ad altri suoi fratelli. Spesso le mutazioni casuali sono state fondamentali per la sopravvivenza di intere specie e anche nel gioco queste ricoprono un ruolo importante. Può essere, ad esempio, che la digestione di carne cruda sia resa più facile dalla comparsa di una mutazione che permette una digestione più efficiente e quindi un miglior stato di salute che si traduce a sua volta in una maggiore possibilità di mettere al mondo figli con gli stessi tratti favorevoli alla sopravvivenza.

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Il fatto che ad ogni generazione molte delle abilità apprese possano essere perse rende il gioco più complesso ma allo stesso tempo più fedele alla realtà. Infatti, in una specie sociale come l’uomo la trasmissione di conoscenza attraverso l’insegnamento è molto importante e ciò è reso in gioco con la possibilità di “bloccare” alcune abilità apprese che possono così essere trasmesse alla generazione successiva. Una volta sbloccate un discreto numero di abilità, possiamo schiacciare il pulsante “evolvi” per passare alla generazione successiva. A questo punto il gioco confronta la velocità della nostra linea evolutiva con quella reale confermata dagli ultimi studi scientifici. Sarà una sorpresa per il giocatore scoprire che le abilità apprese nel giro di poche ore di gioco abbiano in realtà richiesto migliaia di anni e centinaia di generazioni nella nostra reale storia evolutiva mettendo tutto in prospettiva. Ancestors, infatti, non vuole essere un documentario ma rendere giocoso un concetto estremamente complesso come l’evoluzione. Nel farlo tralascia diversi aspetti importanti e ne semplifica altri. Ma il suo valore sta in altro. Nonostante le semplificazioni, infatti, Ancestors ha il grande pregio di affascinare e stimolare la curiosità lasciando scoprire al giocatore il modo per sopravvivere nella giungla del Miocene. Il gioco racconta attraverso le sue meccaniche quanto l’evoluzione sia stata un processo difficile e irregolare, spesso guidato dal caso, ma cercando anche di riconnettere il giocatore a quelle piccole, grandi conquiste che ci hanno permesso di sopravvivere e adattarci abbastanza a lungo da consentire a me di scrivere queste righe e a voi di leggerle, dallo schermo di un pc o di un cellulare.

A chi può piacere un videogioco come Ancestors?

Il gioco ha una forte componente survival che lo avvicina a giochi come Minecraft, con una attenzione allo studio dell’ambiente assimilabile a quello di Subnautica, nonostante l’approccio di Ancestors sia molto originale. La giungla preistorica è una mappa a mondo aperto, un po’ come le città di Assassin’s Creed, saga che condivide con Ancestors lo stesso padre creativo, Patrice Dèsilets. I giocatori appassionati di scienza ed evoluzione troveranno pane per i propri denti anche se non tutto, come già detto, è totalmente corretto a livello scientifico. Il gioco è stato classificato da ESRB come T for teen. Questo vuol dire che è adatto ad un pubblico dai 13 anni in su. Segnalo comunque che ci sono alcune scene di violenza durante le lotte tra animali e una minima presenza di sangue ma che, secondo me, difficilmente impressionerà un ragazzo di 13 anni, che potrebbe imbattersi nelle stesse scene guardando un documentario.