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Perché togliere lo smartphone ai figli non è la soluzione

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Per Francesco lo smartphone è un mattone su cui poggia la nostra società. Daniele lo considera invece un collegamento con il mondo, un modo per restare in contatto con amici e parenti. Sara lo vede come un nuovo pianeta abitato da tantissime persone. Francesco, Daniele e Sara hanno 10 anni e con il loro sguardo hanno già dato una prima risposta al perché la soluzione non può essere quella di negare lo smartphone ai figli.

Ma c’è anche chi è più critico. I bambini, lo sappiamo bene, hanno molto da insegnare a noi adulti. Ecco allora Lorena che sostiene che lo smartphone può essere una trappola perché se non si sta attenti “ti ruba” tutta la giornata. Oppure Samuele che racconta che un telefono è come un bastone: ti ci puoi appoggiare e ti può essere d’aiuto ma se esageri si spezza e cadi. Infine, Sofia che usa un’immagine bellissima: lo smartphone è come un palloncino colorato tenuto a terra da una pietra. Il palloncino, però, piano piano si trasforma in un albero con delle radici lunghe che scendono in profondità e che non ti permettono più di muoverti. Se non si sta attenti il telefono passa dall’essere un bel palloncino colorato con cui giocare e muoversi in libertà a un albero immobile e bloccato al suolo.

Quando incontro i bambini delle scuole elementari chiedo sempre loro di giocare con i significati che danno alla parola smartphone. Il risultato mi sorprende ogni volta perché i loro occhi sono in grado di mettere in risalto le contraddizioni che noi adulti facciamo fatica a vedere. Lo smartphone è senza dubbio utile, anzi potrei dire indispensabile per vivere la nostra epoca. Inutile stare qui ad elencarne tutte le potenzialità. Allo stesso modo, però, è evidente a tutti la trappola che si nasconde all’interno di un dispositivo che permette di svolgere così tante attività.

Smartphone, il momento per averlo in base all’età e alla maturità dei figli

Spegnere uno strumento, vietarlo, bannarlo dalle nostre vite non può essere la soluzione per crescere nella nostra epoca. Questo non significa però che tutti, bambini compresi, ne debbano per forza possedere uno. Proviamo ad entrare nello specifico.

Infanzia

Ho da sempre sostenuto che i bambini, almeno fino alla fine delle scuole elementari, non dovrebbero possedere un telefono di proprietà. Possono usare quello di mamma e papà, possono giocare con quello dei fratelli più grandi, ma non averne uno in loro esclusivo possesso. Troppi i rischi, soprattutto se consideriamo l’unico interesse che il bambino ha in questo periodo della vita: giocare. Inutile, anzi pericoloso, regalare uno smartphone per poi sequestrarlo quando le cose non vanno bene.

Pre-adolescenza

Il discorso cambia con l’ingresso in adolescenza anche se, almeno fino ai 14 anni, continuo a pensare che i ragazzi vivrebbero meglio senza possedere uno smartphone di proprietà. In questi primi anni di adolescenza, infatti, smartphone significa anche social network e app di instant messaging, come WhatsApp per esempio. Le trappole aumentano e la possibilità di passare 3/4 ore al giorno di fronte al proprio dispositivo tra chat, YouTube e storie su Instagram è piuttosto concreta.

Per questo i genitori devono accompagnare e sostenere quel processo di autoregolazione che avverrà solo qualche anno più tardi. Ma in questa età lo sguardo sul mondo si allarga ed è normale che il desiderio di un adolescente incontri il mondo di internet in tutte le sue sfaccettature. Attraverso lo smartphone il mondo entra nella vita di un giovane e l’adulto può aiutarlo a dare senso a ciò che vede e all’esperienze che fa. Lo ripeto. Non dobbiamo controllarli, ma aiutarli a dare senso, il loro senso, a ciò che vedono e vivono.

Adolescenza

Infine, con il passaggio alle scuole superiori, lo smartphone e tutte le sue possibili applicazioni diventano indispensabili. Non si può più farne a meno. Non più e non solo some finestra aperta sul mondo ma come porta per entrare in contatto con il mondo. Come allargare l’ esperienza di vita attraverso questo strumento? Come fare in modo che il palloncino non si trasformi in un albero? Come poter vivere pienamente e in profondità senza cadere nella trappola dell’istantaneità e della superficialità? Come condividere parti di vita senza mettersi per forza in vetrina? Sono domande da cui un giovane deve passare se vuole trovare un posto in un mondo sempre più complicato e connesso.

Genitori e smartphone, tra negazione, controllo e aspettative non realistiche

Soprattutto, però, è importante sottolineare un aspetto. L’idea di togliere il telefono ai figli nasconde la fantasia che la colpa di alcuni loro comportamenti sia proprio del telefono.

Dall’altra parte della medaglia c’è invece l’idea che una buona educazione digitale possa evitare ai figli l’incontro con la durezza della vita.

In entrambi i casi ci troviamo di fronte a un problema: il telefono non è che un dispositivo tecnologico a cui non dobbiamo dare tutto questo potere.

Il mondo degli adulti deve allora impegnarsi in uno sforzo maggiore. Da un lato comprendere quando il proprio figlio è pronto per allargare la propria esperienza di vita. Inutile dire che non tutti sono pronti nello stesso momento. Dall’altro accompagnarlo in questo percorso, quello dell’adolescenza, senza pretendere che usi il telefono come neanche gli adulti sanno fare.

Spegnere il telefono ai figli o vietarlo, pertanto, non li aiuta ad abbracciare la complessità del mondo in cui stanno crescendo. Per questo prima di toglierlo dovremmo pensarci due volte. Ma anche prima di regalarglielo, come abbiamo visto.