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PEGI, come funziona il rating dei videogame

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Vi siete mai trovati nella situazione di dover comprare un videogame ai vostri figli, nipotini o fratellini, e avendo il gioco in mano vi siete chiesti se potesse andare bene per il bambino in questione? Se avete esitato, non temete, c’è un sistema che vi dà un grosso aiuto. Si chiama PEGI (abbreviazione per Pan European Game Information) ed è stato introdotto agli inizi degli anni 2000 su sollecitazione della Commissione Europea. Tutti i videogame messi in vendita in territori EU dovrebbero avere questo bollino.

Come si legge il PEGI: il significato di numeri e icone

L’elemento fondamentale della classificazione PEGI è il numero: 3+, 7+, 12+ e via dicendo non indicano il numero di livelli o la difficoltà del gioco (come ha cercato di far credere qualche adolescente ai suoi genitori per convincerli a prendere anzitempo un gioco 18+, il furbone!), ma l’età minima consigliata.

Attenzione, però: il PEGI non classifica il gioco in base alla qualità e alla sua difficoltà per un bambino o un ragazzino, ma prende in esame una serie di caratteristiche (termini volgari, riferimenti sessuali, violenza, e così via) e si pronuncia su quanto sia indicato per una certa età. Così, per esempio, alcuni episodi della serie di giochi di strategia Civilization hanno PEGI 3+, ma ovviamente non possono essere giocati da un bambino di 4 o 5 anni che, aldilà della difficoltà di gestire un impero simulato (dalle tasse alla costruzione delle strade), non saprebbe nemmeno leggere la valanga di testo presente su schermo.

Oltre all’età minima, troverete una serie di icone. Per esempio, il ragno indica la presenza di contenuti che potrebbero spaventare un ragazzino, mentre un pugno segnala situazioni violente, oppure una siringa riferimenti al stupefacenti.  Qui trovate l’elenco di tutte le icone e il relativo significato.

Le regole sono molto categoriche, e a volte rischiano di mettere sotto la stessa icona contenuti parecchio differenti. In Deus Ex, splendido gioco di ruolo cyberpunk, il protagonista può utilizzare degli stimolanti per migliore temporaneamente le sue abilità; in GTA 5, il vostro gruppo di protagonisti condurrà una serie di attività criminali volte al traffico (e volendo al consumo) di droghe. Entrambi i giochi hanno la stessa classificazione con la siringa, ma ovviamente il contenuto relativo alle droghe è ben diverso.

L’intervista ad AESVI

Per capire meglio funzioni e limiti del sistema PEGI abbiamo rivolto qualche domanda a Thalita Malagò, Direttore Generale di AESVI, l’associazioni di editori di videogame italiani.

Thalita Malago_Direttore Generale AESVI (1)

Come viene assegnato il PEGI a un gioco?

“Ogni editore che decide di utilizzare il PEGI deve firmare un codice di condotta con il quale si impegna a salvaguardare la coerenza della pubblicità rispetto alla classificazione per età e per contenuto del gioco. Il processo funziona attraverso la combinazione di due valutazioni. C’è una prima auto-valutazione dell’editore, che viene fatta da personale qualificato e sulla base di un questionario elaborato e aggiornato costantemente da un gruppo di esperti a livello europeo, a cui fa seguito un esame critico da parte di un amministratore indipendente per assicurare che la classificazione sia idonea. L’ente amministratore è il NICAM per i videogiochi con classificazione PEGI 3, 7 e 12, il Video Standard Council per i videogiochi con classificazione PEGI 16 e 18”.

Ma in Italia è proprio vietato vendere dei giochi 18+ ai minori o tutto questo è un semplice consiglio?

“In Italia non esiste un divieto di vendita dei videogiochi con una determinata classificazione a determinati pubblici di riferimento, così come non esiste per altri prodotti di intrattenimento come i libri oppure l’home video. Si tratta di una raccomandazione che viene fornita ai consumatori e che questi ultimi sono liberi di seguire o meno a loro discrezione. Più volte si è discusso nel corso degli ultimi anni sull’opportunità di introdurre dei divieti per via legislativa. Come Associazione non siamo favorevoli a questa opzione perché riteniamo che sarebbe del tutto inefficace a risolvere un problema che trova la sua ragione d’essere e che deve trovare la sua risposta nell’informazione e nella consapevolezza, in particolare da parte dei genitori!”.

E negli shop digitali, che ormai sono presenti per ogni piattaforma video ludica, come si può far rispettare il PEGI?

“È praticamente impossibile. La distribuzione digitale tra l’altro sta acquisendo un’importanza sempre più rilevante rispetto alla distribuzione fisica. Per questo secondo noi il fronte su cui bisogna agire è quello della cultura. Anche io sono una mamma e ho due figli che adorano i videogiochi, in modo diverso tra loro. Per me non esiste che abbiano accesso a contenuti che non sono adatti per la loro età, come non esiste che il loro tempo di gioco non abbia dei limiti o delle regole. È una mia responsabilità come genitore, indipendentemente dal fatto che io sia o non sia a mia volta un giocatore. A volte mi capita di sentire dei genitori che si difendono dietro una mancanza di conoscenza del mezzo. Oggi in realtà ci sono tutti gli strumenti per valutare l’adeguatezza di un contenuto per una determinata età e per controllare l’accesso ai dispositivi di gioco. Basta solo avere un po’ di tempo e di voglia per informarsi”.

Il nostro consiglio

Il PEGI è un ottimo punto di partenza, che consente ai genitori o in generale agli adulti di catalogare un videogioco appena lo prendono in mano (o se fanno una ricerca su Internet). In questo modo chiunque, anche chi non ha mai sentito parlare di Super Mario Odyssey, Assassin’s Creed o Call of Duty, può scoprire immediatamente se un gioco è privo di qualsiasi contenuto violento o se è adatto a un pubblico 16+ o 18+.

In generale, il primo consiglio è quello di informarsi il più possibile, con siti come il nostro o specializzati in videogame. È quasi impossibile, cercando per esempio “Grand Theft Auto” su Google, non scoprire in pochi click che è un gioco dove ci si deve calare nei panni di criminali per portare a termine colpi in banca, rapine e omicidi. Sarà poi compito del genitore decidere se il proprio figlio è abbastanza maturo da poterci giocare serenamente, comprendendo la differenza tra quello che succede nel videogioco e nella realtà.

È un po’ quello che succede con film e serie TV: un ragazzino di 12 anni può essere abbastanza maturo per vedere una serie in cui ci sono omicidi o tematiche più da adulti, mentre un compagno della stessa età potrebbe rimanere impressionato dalle medesime scene. Solo il genitore può saperlo.

E poi, una volta comprato il gioco, mettetevi con lui davanti alla console. Se il titolo permette di giocare in due (in coop, come si dice in “gergo” da giocatori) sarà un piacere condividere quei momenti con vostro figlio. Se invece è single player, potete sempre vedere cosa succede e come reagisce il vostro pargolo, per capire se il gioco è adatto a lui – sarà sicuramente uno spasso!