Le catene su WhatsApp spesso provocano ansia e paura a bambini e ragazzi. Cosa sono le catene? A cosa servono? Come spezzarle? Un articolo che spiega direttamente ai ragazzi, ma che possono leggere anche gli adulti.
L’adolescenza non è una patologia (sic!), è il momento in cui qualcosa ha inizio. Il problema, piuttosto, è che gli adulti, quando hanno paura, tendono a reprimere, e le numerose campagne di controllo, di medicalizzazione e di patologizzazione dei giovani, ne sono l’evidenza.
I ragazzi cercano ancora l’amore, anche se, potremmo dirla così, sono cambiate le strade per trovarlo. L’importante è però che l’amore non si consumi tutto sui social e virtualmente e possa essere vissuto anche all’interno di una relazione vera. E il dialogo con gli adulti è fondamentale.
Violenza, rabbia, sangue e oggetti che vengono scagliati con veemenza contro l’insegnante. È la trama del videogame online prodotto da Box10.com, in cui gli studenti possono “giocare” a massacrare il proprio insegnante. Una domanda sorge spontanea: perché tanta rabbia nei nostri ragazzi?
L’adolescente del 2019 deve fare i conti con i propri follower sui social. Il loro numero, inutile girarci attorno, conta perché la società in cui viviamo mette al centro la prestazione e il risultato. Chi è popolare ha successo e, annebbiati dai numeri, non ci si ferma abbastanza a pensare a come si è raggiunto quel successo. Serve allora spiegare a un figlio che la popolarità non deve essere l’obiettivo a cui tendere ma l’eventuale conseguenza di un lavoro ben fatto
ThisCrush: cos’è questo social anonimo, perché piace agli adolescenti, che rischi comporta utilizzarlo e cosa possiamo fare noi adulti per affiancare i nostri figli nel loro percorso di crescita online.
Un luogo, quello dei social network, dove gli adolescenti costruiscono l’immagine di sé a partire dal corpo e dalle sue possibili declinazioni, alla ricerca di indizi e consenso. I genitori li devono guidare per evitare passi falsi e per imparare a volgere lo sguardo anche all’altro da sé.
Esiste l’età giusta per dare uno smartphone ai nostri figli? Sicuramente il momento giusto non è quando gli viene regalato o perché ce l’hanno tutti. Riflettiamo insieme su opportunità e controindicazioni di una decisione che spetta solo a noi genitori.
Per chi è alla ricerca della propria identità, come i preadolescenti, il selfie – diminutivo di self-portrait, autoritratto fatto con uno smartphone e condiviso sui social – è uno degli strumenti più utilizzati per definire ciò che sono e che vorrei diventare. Permette infatti di entrare in contatto con il proprio ME, con la propria identità sociale e definirla, anche attraverso il confronto con gli altri.
10 momenti “phone free” in cui è meglio lasciare il telefono in tasca o nello zaino, consigliati per ragazzi ma un po’ anche per genitori. Un decalogo da leggere insieme per realizzare le regole di famiglia che tutti, ma proprio tutti!, devono rispettare.
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