Làstrego e Testa alla conquista della Cina

Lei, Cristina Làstrego, è un’architetto prestato all’arte e all’illustrazione per bambini, con un’infanzia trascorsa a Buenos Aires e i primi esperimenti multimediali fatti con il proiettore casalingo costruito dal padre. Lui, Francesco Testa, era uno studente di filosofia quando l’ha incontrata a Torino cinquant’anni fa. Da allora condivide con quella che chiama ancora “la mia ragazza” vita, lavoro e la passione per le storie, i libri e i cartoni animati. Insieme sono “Làstrego & Testa Multimedia”, uno studio che ha all’attivo oltre 180 pubblicazioni e serie animate co-prodotte dalla RAI, tra cui quelle nate dai meravigliosi disegni di Luzzati. Sperimentali per scelta, curiosi per estrazione culturale, si sono formati nell’effervescente e fertile scena degli anni Settanta e hanno sempre ricercato nuovi mezzi espressivi, anticipando con la loro bottega d’arte tecnologica l’idea dell’artigiano digitale, del maker tanto di moda oggi. Così, quando è uscito l’iPad, hanno deciso di applicare la loro esperienza nelle narrazioni rivolte ai bambini a quel nuovo, magico strumento. Il risultato è stata l’app Identikat. Il suo protagonista, il gatto Mirò, ha conquistato il colosso editoriale cinese Henan Publishing Company, che ha acquisito i diritti del personaggio ed intende utilizzarlo come “brand” in una serie di iniziative. Abbiamo chiesto a Francesco Testa di raccontarci come il gatto nato con bottoni e passamanerie dalla fantasia e dall’abilità manuale di Cristina e poi approdato sullo schermo di un tablet stia andando alla conquista della Cina.

Mamamò: Làstrego & Testa da 50 anni crea personaggi che vivono nei libri per ragazzi e nei cartoni animati. Il Gatto Mirò dell’app Identikat ora si appresta a conquistare la Cina. Come è nato questo personaggio e come è riuscito a conquistare l’attenzione dei cinesi?
Francesco Testa: Cristina di giorno fa la direttrice artistica dello studio e di notte crea cose belle, per lo più personaggi, con bottoni, passamanerie, cerniere, pezzi di stoffa. Il gatto era uno di questi personaggi, quello che ci ha convinto di più e che ha poi preso vita autonoma. Così è diventato protagonista di un’app e successivamente di una serie animata co-prodotta dalla Rai e andata in onda sulla tv svizzera Srf. Tutto è nato grazie alla nostra brava agente, che ha proposto il personaggio ad un editore cinese, il quale è stato conquistato dall’anima del gatto Mirò e ne ha voluto acquistare i diritti, per 500mila euro, per declinarlo su prodotti editoriali, merchandising e applicazioni. Oggi i personaggi amati dai bambini vivono sullo schermo digitale ma anche in oggetti concreti come pupazzi, libri, giocattoli. Il fatto di poter avere un oggetto fisico, reale permette di creare un legame più forte con il personaggio.

M.: Quali sono le prime impressioni che avete avuto sul mercato cinese dei contenuti e dei brand per ragazzi, in cosa è diverso da quello italiano e più in generale europeo?
F.T.: Non abbiamo ancora avuto modo di incontrare l’editore cinese, abbiamo solo visto in una call via skype uno dei loro 15 negozi presenti in Cina. Che cosa abbiano intenzione di fare nel dettaglio del gatto Mirò ancora non lo sappiamo. L’idea alla base è comunque quella di un progetto crossmediale e noi speriamo che si instauri una collaborazione nella sua realizzazione con noi e con altri potenziali partner italiani. Finora abbiamo avuto contatti con Mondadori, con Quercetti e con i Fratelli Bonfanti di Torino, che producono bottoni. Mi piace molto quest’idea che i bambini possano giocare con i bottoni e fare dei bottoni un giocattolo.
Siamo stati in Cina diverse volte in precedenza. E’ piena di mistero. Più che un altro paese è un altro pianeta, con tantissime possibilità diverse, per il quale qualunque generalizzazione è inadeguata. Per le nostre app il 1° mercato è l’Italia, dove abbiamo avuto un comarketing con il Corriere della Sera, il secondo sono gli USA, dove abbiamo venduto molto in occasione dell’uscita della versione di Halloween di Identikat. La Cina rappresenta il 3° mercato, l’unico che ci abbia onorato di una contraffazione: sullo store cinese è stata infatti pubblicata una versione di Identikat copiata dalla nostra. Forse se contassimo anche le copie pirata vendute, la Cina sarebbe il nostro primo mercato.

M.: Lavorate da oltre 50 anni nel mondo dei libri e dei cartoni animati per bambini e avete deciso di affrontare la nuova esperienza delle app. Che difficoltà avete incontrato e che futuro vedete per i libri digitali per bambini e le app?
F.T.  Quando sono apparsi i primi ebook noi ci credevamo già. Del fruscio della carta di cui molti parlano ai nativi digitali non importa nulla. Il cambiamento va molto in fretta. Ovviamente dobbiamo vedere cosa accadrà in futuro, quando avremo degli autori che saranno nativi digitali. Ma mentre ho molta fiducia nel libro digitale, non credo che sostituirà il libro di carta. Anzi, forse lo aiuterà. Per noi è importante che le storie che raccontiamo anche attraverso un’app forniscano stimoli creativi, per questo per esempio in Identikat chiediamo ai bambini di inventare il proprio gatto e poi di condividerlo. I bambini devono essere liberi di creare all’interno di un gioco che ha uno scopo, un senso.

M.: Come fa un piccolo studio creativo che produce contenuti digitali per bambini a competere con i grandi colossi dell’editoria internazionale? Che consiglio dareste ad un piccolo editore digitale che vuole sbarcare in Cina?
F.T.: I canali sono diversi. Ovviamente ci sono le fiere, come quella di Bologna, dove ci sono i vari stand degli editori. Noi per esempio qualche anno fa dopo una serie di no in diversi stand abbiamo trovato un editore inglese interessato alla coedizione di un nostro libro. È importante conoscere la produzione delle diverse case editrici.
Un altro canale sono gli agenti. Anche se un buon agente è difficile da raggiungere, perché non deve essere troppo grande, tanto da non essere interessato a parlare con te, ma sufficientemente grande da riuscire a promuovere il tuo titolo.