Videogiochi e soft skills: quando giocare fa curriculum

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Troppo spesso guardiamo i ragazzi che videogiocano stando alle loro spalle, per farci trascinare da un’onda anomala d’ansia. A cosa gioca? Ma quanto gioca! Cosa potrebbe fare di meglio? Come farà ad affrontare le sfide del mondo del lavoro quando uscirà dalla scuola? Usciamo dal tunnel, non arrediamolo, perché così facendo non prestiamo attenzione a ciò che invece i ragazzi stanno facendo, all’interazione con il gioco e i compagni.

I videogiochi potenziano alcune capacità cognitive, comunicative e relazionali

Esiste un intero filone di ricerca dedicato a studiare come funziona il cervello durante un videogioco. La professoressa Daphne Bavelier è stata tra i primi a scoprire che i video games d’azione e sparatutto coinvolgono e potenziano alcune capacità cognitive: acuità visiva (percezione dei dettagli), visione laterale, rappresentazione mentale di oggetti, attenzione divisa e memoria a breve termine. Altre abilità coinvolte nel gaming sono le capacità decisionali e di problem solving.
Senza nulla togliere ai compiti a casa, dobbiamo riconoscere che l’ambiente digitale dei videogiochi è una palestra per la mente dei giocatori.

Le capacità cognitive insieme a quelle relazionali e comunicative vengono anche definite nel mondo del lavoro come “soft skills” e sono importanti perché riflettono il nostro modo di affrontare l’ambiente lavorativo.
Le capacità comunicative e relazionali rivestono un ruolo importante nei videogiochi multiplayer online (ad esempio Fortnite o Apex Legends). Si tratta di competizioni a squadre. Spesso il pubblico dei non appassionati si ferma alla veste competitiva di questi titoli, quando a farla da padrona nel gameplay è invece la collaborazione interna alla squadra. Il gioco richiede infatti ai componenti del team capacità di comunicazione (online i ragazzi non si tirano indietro e parlano la lingua comune, cioè l’inglese), divisione dei ruoli, negoziazione, gestione del conflitto, visione di gruppo, problem solving e decision making. Le medesime competenze sono risorsa preziosa nell’arena professionale.

Quando il videogioco entra nel Cv

Negli ultimi anni qualche coraggioso ha cominciato ad inserire, nella sezione del curriculum vitae in cui i candidati indicato i propri interessi, la propria passione per il gaming, mentre le aziende e le agenzie di selezione del personale hanno cominciato a prestare sempre maggiore attenzione a questa parte del cv.

Abbiamo quindi chiesto chiarimenti a Beatrice Pontari, Marketing & Innovation manager di Hunters Group, società di ricerca e selezione del personale. Beatrice descrive un mercato del lavoro in continua evoluzione. In questo contesto, il pensiero delle famiglie si concentra sulla scelta del percorso di studi dei figli: come indirizzarli perché i titoli siano più spendibili in un mondo del lavoro che si sta trasformando e di cui non conosciamo ancora i connotati? Hunters Group da un paio d’anni è attenta quando i candidati inseriscono il gaming nella sezione “Hobby/Interessi” del curriculum. Si approfondisce questa passione nel processo di selezione per comprendere le attitudini naturali dell’intervistato.

“Sino ad ora l’attenzione al gaming proveniva da società informatiche, software house e system integrator, mentre oggi l’interesse si sta allargando ad altre realtà, ad esempio aziende metalmeccaniche che, con l’avvento dell’industria 4.0, stanno acquisendo maggior sensibilità verso il mondo digitale in genere.” – spiega Pontinari.

Il potenziale che il mondo del lavoro indaga dietro alla passione del gaming spazia dalle soft skills citate sopra, a competenze di programmazione (alcuni giocatori si mettono alla prova nello sviluppo di propri giochi), allo storytelling (molti gamer condividono i propri gameplay su YouTube o Twitch), alla robotica.

Anche se i video games hanno una storia, la ricerca in questo settore è ancora relativamente giovane e la complessità di questo universo digitale ci riserva ancora molto da scoprire. Le potenzialità espresse dai gamers durante il gioco sono sicuramente una risorsa utile anche nel quotidiano. Possiamo comprendere meglio la cultura del gaming se smettiamo di star alle loro spalle e proviamo a osservare il fenomeno da una prospettiva più ampia.