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A Rite From The Stars: un ragazzino scelto dalle stelle

Come spesso oggi accade per i videogiochi indipendenti, anche A Rite From the Stars è nato da una campagna di Kickstarter, un sito in cui molti giovani sviluppatori propongono le loro idee al pubblico nella speranza di ricevere i fondi necessari per realizzare il progetto.
A Rite From the Stars è stato sviluppato dal team spagnolo Risin’ Goat e al momento è disponibile solo su Pc (da scaricare attraverso Steam). Si tratta di un gioco che mescola elementi da avventura punta e clicca a sezioni platform.

Kirm e le stelle

A Rite From the Stars è la storia di Kirm, un ragazzino che non parla ma che è stato scelto dalle stelle per affrontare un mistico “rito di passaggio” e diventare una leggenda tra le persone del suo popolo. Di storie analoghe nel mondo dei videogame se ne sono già viste molte, soprattutto nel parco indie, e anche in questo caso è bene precisare che più che un vero e proprio videogame, gli sviluppatori hanno voluto dare enfasi all’ambientazione fantasiosa e alla narrazione.
A Rite From the Stars è quindi un’altra di quelle opere che sono più adatte ai giocatori che non vogliono un’esperienza veloce, frenetica ed accattivante, ma che preferiscono qualcosa di più lento ed empatico, sulla falsa riga di titoli quali Illusion: A Tale of Mind, Journey o Abzu.
Come per le opere appena citate, anche A Rite From the Stars cerca di portare un messaggio, e cioè il fatto di credere nel proprio fato, nel proprio coraggio e nel proprio spirito per avere successo nella vita.

a rite from the stars

Le 3 porte del destino

Non a caso il gioco è diviso in 3 parti che possiamo affrontare in qualunque successione: possiamo/dobbiamo intraprendere proprio il cammino del Fato, del Coraggio e dello Spirito, ciascuno dei quali è caratterizzato da un particolare stile estetico, specifici personaggi, ambientazioni, musiche e meccaniche di gioco.
A Rite From the Stars cerca di distinguersi un po’ dalle altre produzioni togliendo l’inventario (che di solito non manca mai nelle avventure grafiche), e la cosiddetta “pixel-hunt” e cioè la necessità di cliccare su quasi ogni parte dello schermo alla ricerca di oggetti con cui interagire (altra caratteristica non sempre apprezzata che è tipica di molte avventure). Ne risulta quindi un’opera snella che non prevede neppure il backtracking (non è richiesto di ritornare più volte sui propri passi per recuperare oggetti che inizialmente non era possibile ottenere).
Vero punto a favore sono gli enigmi: non particolarmente difficili e neanche troppo banali, una caratteristica che fortunatamente rimane invariata fino alla fine del gioco.

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Questione di gusti

Essendo un gioco indipendente, con un basso budget di produzione (in totale la campagna ha di poco superato i 40.000 dollari) non è possibile pretendere un miracolo da un punto di vista prettamente tecnico. Non siamo certo di fronte a mega produzioni del calibro di Horizon Zero Dawn o di un qualunque Assassin’s Creed. In questo caso la bellezza di A Rite From the Stars si trova nella caratterizzazione del mondo e dei personaggi, non particolarmente ricca di effetti spettacolari ma di cui è comunque possibile apprezzare il lavoro di ricerca negli accostamenti cromatici e nel design.
A questo si aggiunge una bella colonna sonora che trasmette l’impressione di essere in un sogno.

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In conclusione A Rite From the Stars è un’avventura senza particolari alti e bassi, che trova nei puzzle intriganti il principale punto di forza. Come già specificato sopra, non ci sono scene violente o paurose, ma il gioco ha un andatura abbastanza lenta, con tante sezioni di dialogo e di enigmi che richiedono un minimo di ragionamento (fortunatamente ci sono i sottotitoli in italiano) e quindi sono adatte ad giocatore (di tutte le età) che sappia apprezzare questo tipo di avventure.