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Momo, Blue Whale & co.: quando le ansie degli adulti diffondono fake news

Chris Ferguson professore alla Stetson University (Florida) e docente di psicologia sociale il 26 Febbraio 2019, rilanciando sul sul suo profilo Twitter un articolo della testata britannica iNews, riferisce che la catena online dal nome “Momo” sta tornando a diffondersi, sollevando negli adulti un’ondata di “moral panic”, di panico collettivo legato ai presunti rischi per i più giovani.

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Momo, un challenge che si spingerebbe i ragazzi ad affrontare sfide pericolose

“Momo” si presenta come un challenge, una sfida online che si diffonde attraverso WhatsApp, utilizzando quella che in Italia chiamiamo la meccanica della “catena di Sant’Antonio”. I ragazzi riceverebbero minacce da un numero che allega la foto di una donna con gli occhi fuori dalle orbite. Momo tenterebbe di spingere i giovani ad affrontare pericolose sfide, sino al suicidio. Questo fenomeno si è diffuso la prima volta nel Luglio 2018, quando è stato associato alla morte di una ragazzina in Argentina, benché la polizia non abbia trovato collegamenti tra la morte della giovane e Momo.

Ora tornano a diffondersi notizie di presunte giovani vittime del fenomeno, notizie però non confermate dalle autorità. Questi episodi hanno un forte impatto psicologico sugli adulti e la diffusione della notizia attraverso media e social network viene rimbalzata e amplificata rapidamente.
Quando il panico esplode, spesso viene chiesto senza preavviso alle autorità di esprimersi in merito. Per quanto sia importante informare la comunità, lo è altrettanto evitare di amplificare leggende metropolitane.
La realtà dei fatti è che sì, purtroppo, il fenomeno del suicidio giovanile esiste, ma è importante ricordare che le ragioni alla base di un suicidio sono complesse e molteplici.

Nell’articolo di iNews il cyberpsicologo Dawn Branley Bell dichiara che gli utenti coinvolti da questi fenomeni sono una minoranza. Il Dott. Branley non nega l’esistenza di sfide online, ma ne sottolinea l’amplificazione per mano dei media, ma anche degli adulti, sull’onda emotiva della preoccupazione.

Momo e Blue Whale: quando il panico si basa su notizie non confermate

Il panico collettivo per Momo, ricorda il fenomeno del Blue Whale che avrebbe causato 100 suicidi -non provati- in Russia per poi rivelarsi una notizia falsa. In questi casi, gli avvertimenti preventivi diventano virali e, una volta che la notizia si è diffusa, all’opinione pubblica non importano più rettifiche e smentite.

Le immagini di Momo danno un volto alle paure che popolano l’immaginario dei genitori, per questo motivo sono un ingrediente fondamentale per chi architetta la diffusione virale del messaggio. Sono proprio i genitori a spaventarsi a catena l’un l’altro con le minacce diffuse online, amplificando fenomeni che non hanno provata evidenza. I giovani vengono invece a conoscenza di questi fenomeni più spesso attraverso il passaparola tra pari e letture su internet e non per contatto diretto sul proprio smartphone privato.

In circostanze simili, è importante che gli adulti riflettano sulle proprie emozioni, ansie e paure, per comportarsi in modo responsabile, non impulsivo. La responsabilità degli adulti, non sta solo nel tutelare i propri figli, ma anche nel non enfatizzare allarmismi sulle piazze mediatiche (social networks) prima che ce ne siano le evidenze.